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Cosa Fare a Denver Quando Sei Morto

Things to Do in Denver When You're Dead



Una squadra di bravi attori è protagonista di questo film che lascia a desiderare sia sul piano narrativo che strutturale, mentre una regia e una fotografia accattivanti incorniciano questa storia tra il noir e il dramma esistenziale.

Poiché è costruito come un thriller esistenziale, l'impostazione può essere assimilata a quella di Seven, un film meritatamente applaudito dalla critica e dal pubblico internazionali lo scorso anno. Ma il sottotesto "impegnato" è qui molto più debole e forzato, condito come è da un facile sentimentalismo, da psicologie superficiali e da una serie di morti ammazzati che riempie tutto il secondo tempo incentrato su una caccia all'uomo con scarsa suspence. L'atmosfera soffocante, psichedelica, a metà tra Blade Runner e Dick Tracy, è resa tramite un grande sfoggio di luci coloratissime in contrasto tra loro, che nei casi migliori restituiscono, grazie all'ottima fotografia e definizione, il senso di squallore e solitudine che emanano gli affascinanti quadri di Edward Hopper.

La storia è la seguente: Jimmy (Andy Garcia) è un ex galeotto e gangster che nel presente si guadagna da vivere riprendendo in video messaggi di addio di malati terminali, e che viene ricontattato dopo molto tempo dal suo "capo" di una volta, per un lavoretto "pulito" che gli sta particolarmente a cuore perché riguarda il suo unico figlio, la sola testimonianza vivente della defunta e amata moglie, ma irrimediabilmente malato di mente. A causa di un forte debito che il suo vecchio capo ha rilevato, Jimmy (detto "il santo", a causa della sua abilità di condurre a termine i lavori sporchi con classe e grazie alla sua nobiltà d'animo) si vede costretto a rinunciare per il momento al suo lavoro onesto ma poco redditizio ed eseguire gli ordini, e per l'esecuzione del lavoro ricontatta i suoi vecchi compagni di carcere, tra cui Bill Pronto Soccorso (un bravissimo, felicemente ritrovato Treat Williams), detto così perché la sua furia lo fa sempre finire all'ospedale. Ed è proprio a causa di Bill, che esce fuori di testa durante l'operazione, che tutto va storto e si conclude con un doppio omicidio. Una delle vittime è proprio la ragazza amata dal figlio del capo, e a causa della quale lui aveva perso la ragione e con la quale voleva una possibiltà di riparlare. A questo punto è la fine, una brutta fine, che il capo sentenzia per tutti i partecipanti al piano e che significa non solo la morte ma una morte violenta, lenta, che prima di morire ti fa soffrire il più possibile. A Jimmy, invece, in nome dei vecchi tempi, viene data la possibilità di sparire dalla città entro 48 ore. Via da Denver, per sempre. Una città squallida e violenta dove però poche sere prima era apparso un angelo: Dagney. "Uno passa una vita senza incontrare una Dagney e poi quando la incontra...", Jimmy non ha il coraggio di finire la frase e di dirle che lui è un gangster, che ha combinato un pasticcio solo per essere stato un po' ingenuo e avere dato la possibilità a un suo vecchio compagno di cella un po' suonato di rifarsi una vita grazie a un grosso compenso. Per la prima volta Jimmy aveva incontrato l'amore, se solo avesse potuto concederselo: "se potessi strapperei dalla tua anima mille sorrisi", le dice prima di lasciarla a un altro uomo, che lei non ama, che la vuole sposare e può offrirgli una vita serena. Jimmy non può farlo, lui, ormai, è già morto.

Si è parlato di commedia, si è parlato di situazioni grottescamente comiche a proposito di questo film, che invece è profondamente drammatico, anche troppo, di una drammaticità che scade nel patetico, in cui la figura di Jimmy non è grottesca né consapevolmente caricaturale, anzi dovrebbe risultare commovente, questo principe dei gangster con l'animo buono; non perché abbiamo qualcosa in contrario nei confronti dei gangster dall'animo buono ovvero con una loro morale e dignità, un tipo di personaggio che vanta una meravigliosa gamma di impersonificazioni date da grandi attori: da James Cagney ad Humphry Bogart, per finire con la grande interpretazione di Al Pacino in Carlito's Way. Niente a che vedere con questo santo, poco credibile, da solo contro tutti, che non ha mai un pensiero cattivo e che si arrabbia solo quando è nel giusto e per difendere i più deboli. Il personaggio che interpreta è praticamente il medesimo di Un Eroe per Caso, ma in quel film era evidente l'accento ironico, la presa in giro di questi eroi del terzo millennio. Quanto alle situazioni grottesche, a parte una scena in cui il terribile e freddissimo ammazzatutti Steve Buscemi (l'unico elemento che può rimandare a Tarantino), si scontra con il pazzoide Bill ("io sono Godzilla e tu il Giappone) le altre scene di omicidio sono piuttosto crude e tendenzialmente emotive. Forse solo nel finale può esserci lo spazio per un messaggio più sentito, ci può arrivare un sentimento di umanità più vera e più commovente, ma anche in quel caso il messaggio mandato da Jimmy al suo futuro figlio, che nascerà dopo la sua morte contiene una dose di retorica e finzione decisamente fastidiose. Insomma se il film voleva essere un affresco amaro e malinconico dei bassifondi di Denver e della dura vita che si è costretti a condurre in una desolata metropoli americana al giorno d'oggi, forse avrebbe dovuto usare meno enfasi ed essere più credibile. Se invece voleva essere una specie di tarantinata caricaturale e grottesca non vedo cosa c'entra tutta quella serietà di sentimenti e quella profondità di intenti umani, che il film decisamente cerca di trasmettere.

© 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo



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