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Tutti Gli Uomini Del Deficiente1h 49'
Regia: Paolo Costella Il travaso della comicità dalla televisione al cinema è strategia sempre più apprezzata dall'ultimo cinema italiano commerciale.
Ha il non trascurabile vantaggio di offrire ad un pubblico diffidente volti noti da riconoscere, una certa continuità schermica, pur nel doveroso rispetto delle
proporzioni. Al personaggio che s'impegna nell'operazione, la grande possibilità di lavorare sull'indotto: fulgido esempio quello di Aldo, Giovanni e Giacomo. Le
dimensioni da record degli incassi di Tre Uomini E Una Gamba e Così E' La Vita hanno spinto la teletrasmissione dello spettacolo teatrale
"Tel Chi El Telun" a vette stratosferiche di ascolti, per non parlare delle videocassette. Sinergie dell'età della globalizzazione. Sulla scia del trio sono arrivati
prima E Allora Mambo!, poi il meno fortunato, e meno omogeneo, La Grande Prugna. Sono questi film, o è televisione rabberciata? Tre Uomini E Una Gamba
aveva, in mezzo a molte ingenuità, l'indubbio merito di cercare di forzare alcuni schemi della comicità nazionale per restituire lo spirito dell'invenzione (e dell'improvvisazione)
a quella che sarebbe stata una piatta illustrazione per immagini.
Con grande curiosità si attendeva il debutto cinematografico di un altro terzetto, che pure aveva contrbuito al gran successo di Aldo Giovanni e Giacomo. La Gialappa's Band ha scritto indubbiamente una bella pagina di storia della satira televisiva, legata ad esempi sempreverdi come quelli di "Alto Gradimento", ma non priva di una qualche idea originale. Fanno del cinema, adesso, e Tutti Gli Uomini Del Deficiente è il loro Quarto Potere, l'attesissima opera prima. Dove Charles Foster Kane è il magnate Leone Stella, tutto occupato a scegliersi un successore tra i suoi omonimi. La corsa diventa un cimento a metà tra il videogame e le fatiche di Ercole, durissima perché tutti i competitori barano a modo loro (qualcuno persino sul nome). Detta così la trama appare semplice, laddove è invece un rutilante intreccio di caleidoscopici episodi, costantemente venati di grottesco. Buona la scelta della Gialappa's di rimanere in posizione off, senza tradire una consuetudine che li ha accompagnati dalla radio alla televisione. Solo voci, insomma, la vera consacrazione del deus-ex-machina. Fantasioso, Tutti
Gli Uomini Del Deficiente, lo è di sicuro, pieno di invenzioni. Non consueto, nella misura in cui siamo abituati a vedere un certo tipo di comicità trasposta sullo
schermo. Uno spettacolo pieno di numeri da circo, legati alla vita di un uomo, il Leone Stella di cui sopra, specializzato nel trasformismo. Ottimo prodotto di marketing,
messe nel conto finale anche le musiche di Elio e le Storie Tese. Non tutto si tiene, ma bisogna riconoscere almeno la correttezza delle intenzioni. È un'opera con molti
padri, e questo ha influito sulla sua "educazione", talora al limite della ribellione, altre della poca comprensione. Il vero limite della pellicola, e la fonte di
riflessione più importante per le magnifiche e mai progressive sorti del cinema italiano, è lo zoppicare della componente attoriale. Verificata la bravura di Marina
Massironi, che dovrà prima o poi uscire dai panni della "spalla", sin troppe sono le recitazioni usurate. Non ci sono i più i caratteristi di una volta: a che ci serve
un Gigio Alberti, perso nei viaggi di Salvatores? E Paolo Hendel, buon performer a teatro, ma ormai drammaticamente a corto d'ispirazione al cinema? Chi, poi, farà
frequentare alla Gerini una scuola di filodrammatici, cui mandare allo stesso scopo le qui fortunatamente assenti Stefania Rocca, Regina Orioli ed Asia Argento? Un
proposito natalizio sarebbe vivamente gradito.
© 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
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