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Danza Di SangueThe Dancer Upstairs - 2h 13'
Regia: John Malkovich America Latina. Una nazione come ce ne sono e ce se sono state tante, dove l'unica legge che vige è quella del sangue, di delitti
perpetuati in nome del potere, dove spesso sono presenti elementi emergenti sotto forma anche di guerriglia o di terrorismo (spesso i due piani si confondono a causa
di a volte pretestuosi punti di vista).L'agente Rojas (uno spento Javier Bardem), ex avvocato, è alla ricerca di Izequiel, un terrorista che si proclama non senza presunzione "la quarta colonna del comunismo", autore d'eventi di sconcertante violenza. Rojas, uomo onesto che lasciò l'avvocatura a causa della sua corruzione, scopre che anche l'ambiente in cui si trova ora è corrotto; deluso trova rifugio nella storia d'amore con Yolanda, insegnante di danza della figlia (una Laura Morante mai così improbabile). Tratto dal romanzo di Nicholas Shakespeare, qui anche sceneggiatore, The Dancer Upstairs, il primo film da regista di John Malkovich, attore tra i più interessanti degli ultimi vent'anni, affronta con piglio europeo una storia fittizia che come sempre si riferisce ad una realtà, un modo per non fare nomi e cognomi, per parlare di una situazione generale. Un debutto che si potrebbe definire un passo falso. Malkovich dedica tutta la sua attenzione alla ricerca di un segno autorale che lo identifichi, ossia che possa farlo da subito emergere quale regista già in grado di porre una firma inconfondibile, e lo fa preferendo quel modello di autore europeo spesso così ricercato dai registi statunitensi che si vogliano frettolosamente affrancare dal sistema hollywoodiano, dimentichi di tanta esperienza indipendente made in USA. Sorprende poi, lui attore, la pressoché totale indifferenza nei confronti della recitazione degli attori, lasciati con ogni evidenza a se stessi. Come relazionare inquadrature dai chiari riferimenti psicologici - peraltro con un attento uso della fotografia - riferite ai personaggi, con l'assenza di tratti caratteriali di questi? Il risultato è uno sfilacciato, si direbbe scisso percorso narrativo - dall'eccessiva dilatazione dei tempi (è così europeo, no?) - dove,
oltretutto, si offre allo spettatore il modo di comprendere un passaggio importante della storia molto prima che ne sia consapevole Rojas (e qui dovremmo chiederci: dov'è
lo sceneggiatore? vi è stato un difetto di comunicazione tra questi e il regista?). Malkovich sembra non aver capito, nonostante la sua grande esperienza di set, che il lavoro del regista presuppone un controllo su tutti gli elementi che compongono un film, che non si può preferire un aspetto a scapito degli altri. Danza Di Sangue dovrebbe metaforizzare la vicenda del peruviano Sendero Luminoso anni Ottanta, dovrebbe poiché francamente le vicende di quella parte del mondo offrono talmente tanti esempi spesso del tutto simili, che meriterebbero maggior chiarezza e un po' di coraggio nello specifico. L'altro Shakespeare, quello di Stanford, usava riferirsi a Paesi di fantasia perché voleva narrare dell'uomo universalmente considerato, non si trovò mai a parlare di una situazione specifica nonostante Amleto fosse il "prince danese", Shylock l'ebreo veneziano... © 2003 reVision, Emanuela Liverani |
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