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In The Cut1h 58'
Regia: Jane Campion Innamorata dei corpi delle sue attrici, Jane Campion si allontana dalla trama fin quasi a negarla. E il racconto si
perde allora nelle pieghe della pelle di Frannie/Meg Ryan, nei suoi capelli lisci e castani come Jane Fonda (Una Squillo Per L’Ispettore
Klute); nella camminata, nei gesti indolenti e negli sguardi obliqui di Jennifer Jason-Leigh (forse il più grande talento degli ultimi
anni, vera Bette Davis del 2000); nelle parole, nei baci e nelle lacrime che le due sorellastre si scambiano, unite solo da un padre
misterioso che ha avuto innumerevoli donne, e per questo sospettose di ogni uomo, attratte da ogni uomo. Forma e contenuto. In The Cut li taglia nettamente in due: da una parte una narrazione "maschia", oggettivata nei baffi da poliziotto anni ’70 di Mark Ruffalo, e nutrita di indagini, sangue, cadaveri, pistole, interrogatori, false piste; dall’altra un’immagine "femmina", che fugge questo paesaggio da B-movie (come Meg Ryan fugge le commedie sentimentali), per vagare tra metropolitane, sottoscale di bar, locali per spogliarelliste, lenzuola stropicciate, sopra una scrivania sovraffollata di parole o sotto la luce intermittente di un faro. Luoghi dove non tutto ciò che accade deve/può essere ricordato, né tantomeno amato. È in questo strappo che scaturisce il segno dominante del film: la non-visione, il non (voler) vedere a pieno, non percepire integralmente il quadro della realtà. La Campion ha l’orrore del campo totale: tutto in lei è dettaglio, ellissi, accenno, allusione sghemba, instabile, piovosa, nebbiosa, troppo oscura per essere accettata, troppo breve per essere compresa; un flusso di coscienza che è anche quello di Virginia Woolf, il cui stile la professoressa Frannie insegna ai suoi studenti-amanti. Per questo, al centro di ogni suo film c’è inevitabilmente un sogno, uno sguardo-chiave che ne custodisce il segreto. L’immagine del padre
che pattina sul ghiaccio e trancia di netto le gambe della madre scivolata a terra è una delle più profonde della stagione; forte quanto
il fulminante inserto del disegno infantile che in Lezioni Di Piano illustrava la morte del cantante bruciato vivo. Perso il marito,
Ada perde anche la sua voce; perso il padre, Frannie perde la sua sessualità. Storie che nascono da un taglio, dapprima minimo (in
Holy Smoke, Harvey Keatel che brucia i vestiti di Kate Winslet), ma che a lungo andare si espande, per rivelare
sotto la pelle del mondo materiale un bosco misterioso di fiabe, di giochi bambineschi (l’assassino che brandisce una pistola ad acqua), di
formule magiche (Frannie affascinata da ogni vocabolo, dallo slang dei neri alle poesie sui metrò), di cantilene sussurrate ("Que serà, serà":
la stessa che ne L’Uomo Che Sapeva Troppo Doris Day intonava per ritrovare suo figlio). Ciò che segue sarà il lento ritorno alla
dimensione adulta, ad una maturità che non è certo normalità, ma accettazione delle proprie personali devianze: credendolo assassino, Frannie
immobilizza il suo amante con delle manette; scoperto l’errore, torna da lui e gli si accoccola in grembo. Ma le manette restano...In The Cut è forse il primo film dove Jane Campion si mette a nudo, abbandonando i completi alta moda della letteratura (Un Angelo Alla Mia Tavola, Ritratto Di Signora) e la sua griffe personale sulla donna inquieta prigioniera della natura selvaggia (Lezioni Di Piano, Holy Smoke). Ciò che resta è puro cinema, personalissima ricerca visiva, che qui si avvicina a Cassavetes (per il gioco di distanziamento dalle strutture del poliziesco) e a Images di Altman (per l’andirivieni allucinatorio della protagonista). Percorsi elitari, coraggiosi, che però infastidiscono la critica, la quale non ha più la sua brava sinossi con cui occupare le prime dieci righe della recensione. Ma, ricordando un altro recente film al femminile, chi è andato in visibilio per i lirismi imbalsamati di The Hours non potrà mai apprezzare i ritmi in sottofondo di In The Cut, fatti di angosce urbane, legami recisi, progressivi slittamenti di paura e desiderio. © 2004 reVision, Dante Albanesi |
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