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The Last Customer23'
Regia: Nanni Moretti Non è una farmacia come tante altre a morire, ma una casa-negozio, dove il lavoro coincide con la famiglia. Stessi tempi, stessi
luoghi mentali e architettonici. Mister Gardini non è solo un farmacista, ma un padre-marito, per moglie, figli, clienti, amici,
semplici passanti. L’ultimo giorno di attività si consuma il commosso saluto del quartiere; poi lo svuotamento del locale e la
distruzione dell’edificio, per far posto ad un grattacielo... Riconosciamo Moretti innanzitutto nelle carrellate in apertura di film, che scorrono lungo flaconi barattoli tubetti medicine di ogni sorta. Lo riconosciamo nella mano della figlia del farmacista che fruga perplessa in quella busta di plastica stracolma di pastiglie di ogni forma e colore: medicine destinate alla pattumiera e ridotte a sassolini, a puzzle, a gioco per bambini... Ma Moretti si rivela soprattutto in un tema che percorre molta sua opera, e che mai era uscito allo scoperto come adesso: la situazione del trasloco. Scena che sostituisce un’altra scena. Scenografie smantellate, azzerate. Scatoloni da riempire e mobili da smontare. L’addio deluso al passato e la paura del presente. È in questa "zona di transito" che si situavano il prete di La Messa È Finita che cambierà parrocchia; lo psicopatico di Bianca che disinfetta i sanitari del nuovo appartamento; il Michele Apicella di Palombella Rossa che abbandona la pallanuoto e il vecchio Partito Comunista; il documentario La Cosa sulla travagliata nascita del PDS; il Moretti di Caro Diario che migra da un’isola all’altra e quello di Aprile che cerca casa; lo psicologo de La Stanza del Figlio che abbandona il lavoro e fugge all’estero in un eccitato raptus notturno; la bara del figlio che in un’insostenibile sequenza viene coperta e sigillata, pesante baule da archiviare per sempre. Tutto il cinema di Moretti è il racconto di uno spazio che muta. Pur nella sua marginalità, The Last Customer è un’opera rivelatrice, poiché la sua dimensione newyorchese, certe atmosfere intime da piccolo quartiere metropolitano, le stesse fisionomie di molti suoi personaggi, ci stimolano ad un parallelo ancora poco esplorato: quello tra Moretti e Woody Allen, i due grandi psicanalisti del cinema mondiale. Segnalazione per gli amanti del tema. Sugli ultimi giorni di vita di un negozio, il documentario italiano ha sfornato un piccolo capolavoro: Chiusura di Alessandro Rossetto. Una parrucchieria di Padova, dove il lavoro è solo la scenografia esteriore di un quotidiano e ininterrotto teatro della parola. © 2004 reVision, Dante Albanesi |
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