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Crash - Contatto Fisico

1h 47'

Regia: Paul Haggis



È un film tutto "di testa", un perfetto prodotto da sceneggiatore quale Paul Haggis è (vedi Million Dollar Baby). Un congegno narrativo registrato al millesimo, tanto che dietro le immagini sembra quasi di intravedere gli appunti di Haggis, affollati di freccette che collegano i personaggi, azioni e reazioni, scontri e incontri, cacciatori e fuggitivi. Vivere e tamponare a Los Angeles. Crash è una serie di variazioni sul tema del "contrasto": differenze di colore, di censo, di nazionalità, di lingua, ma anche di "passato", di trascorsi familiari che imbrigliano i nostri gesti dentro vicoli a senso unico.
Come scrittore, Haggis è troppo abile nel costellare il percorso di trappole e spiazzamenti, nel far accadere ad ogni carattere l'esatto contrario di ciò che ci si attenderebbe dalla sua natura. Prima ci fa impietosire per un povero coreano investito e lasciato a marcire sulla strada, poi ci svela che si tratta di un trafficante di bambini. Prima ci mostra le umiliazioni a cui è sottoposto un vecchio negoziante iraniano, poi scopriamo che per motivi futili ucciderebbe chiunque. Nello stesso tempo, il frustrato, sadico e razzista agente Ryan si ritrova a salvare da morte certa proprio la donna che, approfittando della propria impunità di poliziotto, aveva molestato la notte precedente. Mentre Hansen, il suo collega caritatevole e puro, finirà con l'uccidere un nero innocuo, e proprio l'unico nero che da sempre si sforza di assimilare la cultura dei bianchi, fatta di musica country e hockey. Ma poche ore prima, questo stesso nero aveva tentato di derubare l'auto di un regista televisivo che è proprio il marito della donna molestata da Ryan...

Siamo dunque dinanzi al classico schema "a ronde", dove ogni personaggio, nello spazio di pochi minuti, può potenzialmente sovvertire l'esistenza del successivo, nel bene o nel male. E da quest'ottica, pistole e automobili sono la stessa cosa: due protesi meccaniche con le quali proteggersi dall'inconoscibilità dell'Altro. Come le pistole sono la nostra arma, noi stessi siamo i proiettili delle nostre auto.
I prestiti sono chiari: modello di partenza è ovviamente l'omonimo Crash di Cronenberg, depurato di tutto il suo misticismo disperante e la sua visione simbiotica uomo-macchina; il substrato "ideologico" è quello dei film corali di Spike Lee, da Fa' la Cosa Giusta a Summer of Sam; il traffico narrativo viene da Magnolia di Paul Thomas Anderson (che a sua volta derivava da Altman), con la grottesca pioggia di rane sostituita da una meno improbabile neve; e a spingere al massimo questo elaborato motore è una scuderia d'attori superba (su tutti Don Cheadle e Matt Dillon, ma anche un compassato e irriconoscibile Brendan Fraser). Il risultato è qualcosa di troppo lucido e calcolato per essere un film d'autore, ma di certo Crash è un testo che "funziona", che sa quando e come commuovere, e in questo campo Haggis è maledettamente bravo. Il giorno che uno sceneggiatore italiano partorirà una struttura del genere grideremo al miracolo.

© 2005 reVision, Dante Albanesi