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Crash

1h 43'

James Ballard (James Spader) e sua moglie Catherine (Deborah Unger) conducono una frenetica vita sessuale fatta di incontri con partner occasionali nelle situazioni più disparate. Dopo un terribile incidente automobilistico, James incontra in ospedale la dottoressa Helen Remington (Holly Hunter, in un ruolo ben diverso da quello che le fruttò l'Oscar per Lezioni di piano), anche lei coinvolta nello stesso incidente, e viene portato ad esplorare i rapporti fra pericolo, sesso e morte. Quando al terzetto si uniranno anche Vaughan (Elias Koteas), scienziato, fotografo e ricostruttore di incidenti storici, e Gabrielle (Rosanna Arquette), rimasta a sua volta profondamente segnata, anche nel fisico, da un incidente, i rapporti diventeranno sempre più morbosi e frenetici.

Presentato nella Competizione Ufficiale al 49° Festival di Cannes, dove dopo lunghe discussioni ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria per l'audacia, la capacità di osare e l'originalità, Crash è l'ultimo lavoro di David Cronenberg, il regista di Videodrome e La Zona Morta. Tratto da un romanzo di J.G. Ballard del 1973, viene descritto dallo stesso Cronenberg come una storia d'amore futuristica ambientata nel presente, che anticipa la psicologia disconnessa e patologica del XXI secolo. I protagonisti esprimono il loro amore e la loro sensualità attraverso la mediazione degli incidenti automobilistici, che possono essere visti come una metafora della collisione della tecnologia presente e della psiche umana.

Il film in sè è tecnicamente perfetto: un'ottima regia, una bellissima fotografia ed una colonna sonora (Howard Shore) che, senza prendere il sopravvento, è sempre in sintonia con le immagini. Ma non può che risultare eccessivamente oscuro a chi non abbia letto il libro, dato che troppe cose vengono date per scontate e certi chiarimenti appena accennati. Si può indubbiamente restare affascinati dall'atmosfera che si riesce a respirare, ma difficilmente potrà essere amato da chi ama il vero cinema. E' certamente figlio del nostro tempo, ma è triste che i giovani degli anni '90 debbano rispecchiarsi in simili storie.

Senza voler qui fare discorsi di morale, e del resto il film è dichiaratamente diretto ad un pubblico adulto, e pur ammettendo che l'avanzamento della tecnologia possa aver gravemente minato i rapporti umani, non si riesce ad apprezzare il bisogno di inventare una nuova sessualità attraverso le macchine e gli incidenti automobilistici, neppure vedendoli come una metafora. Nello scontro fra i due film scandalo di Cannes, Trainspotting ha decisamente la meglio

© 1996 reVision, Carlo Cimmino



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