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Cose Molto Cattive

Very Bad Things - 1h 41'

Regia: Peter Berg



Da rispettare in massimo grado sono quei film che mantengono ciò nel titolo promettono. Peter Berg, debuttante assoluto (è stato attore, tra gli altri in Cop Land di James Mangold), è uomo di parola. Le cose sono veramente molto cattive. Che sia una "certa tendenza" di una parte dell’ultimo cinema americano, quella di osservare con sguardo obliquo l’animo umano? Happiness, Amici e Vicini, Hurlyburly parrebbero rientrare nel filone sopradetto. C’è una voglia di scorrettezza, più o meno edulcorata dalle notazioni comiche, che emergeva anche dal para-demenziale Tutti Pazzi Per Mary: al film dei fratelli Farrelly si richiama Cose Molto Cattive, non solo per la divistica presenza di Cameron Diaz. C’è lo stesso campionario di gesti inaccettabili, di moralità discutibili, di patenti ipocrisie. Moltiplicate ed amplificate.
Così, l’addio al celibato del tranquillo Kyle, pronto ad impalmare Laura, si trasforma in un sanguinolento splatter quando al gruppetto di amici "scappa" l’accidentale morte di una prostituta. Scavato un buco, per salvare le apparenze lo si riempie praticandone un altro, ed un altro ancora. C’è l’etica, lo scrupolo religioso, una brava esistenza borghese, i risultati di un corso di autostima da salvaguardare. E soprattutto la cerimonia nuziale che Laura, novella Debbie Reynolds, ha atteso per ventisette anni e maniacalmente preparato.

Usando i canoni formali tipici del cinema indipendente (gestione elastica del tempo narrativo, struttura autoriflessiva, il microfono in campo), Berg stende un tappeto di commedia, che prende presto i colori del grottesco, intagliando pazientemente i drammi personali, situati in un territorio di confine tra la realtà e l’assurdo. Dove galleggia Boyd, mente più disturbata che criminale del gruppetto, o Adam, pieno di bigotte riflessioni e dotato di una insopportabile famigliola, o l’insicuro Michael, arido fratello di Adam. Improvvisamente si compone un disegno di eliminazione diretta, di piccoli omicidi tra amici. Ma l’obiettivo è sempre quello, avere una cerimonia nuziale bella e serena. Pieno di sorprese mai gratuite, Cose Molto Cattive registra il lento sprofondamento nelle sabbie mobili di una realtà sgradevole da nominare. Più la storia progredisce, più i contorni riconoscibili dell'esistenza diventano mostruosi. Le tranquille e ricche ville di periferia si trasformano in loculi angoscianti, le strade sono insicure, per non parlare della compagnia degli amici.
In una ideale "mappa della cattiveria" di questo ultimo periodo, Berg si colloca vicino a Neil LaBute, con l’alibi in più dell’uscita di sicurezza di una risata liberatoria. Isterica, più che altro. Affidata a Jon Favreau, già brillante stella di Swingers, il tranquillo Kyle nei marosi di una situazione che si ribella ad ogni istante. Cameron Diaz, ormai volto affermato della notazione grottesca, si trasforma da ansiosa sposina in un genio del cinismo. Veramente, sono cose molto cattive.

© 1999 reVision, Riccardo Ventrella



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