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Il Corvo 3: SalvationThe Crow: Salvation - 1h 42'
Regia: Bharat Nalluri In un mondo giusto, film di questo genere, dalle scarse finanze, senza grandi star che impongano il proprio narcisismo, senza scottanti
temi sociali da spremere come alibi per attirare le masse, fornirebbero delle irripetibili occasioni per sperimentare liberamente, per azzardare vie insolite, magari anche
bizzarre o esibizioniste, ma comunque nuove. In un mondo giusto, un regista prenderebbe il personaggio creato nel 1989 da James O’Barr per analizzare i complessi e mai
abbastanza sviscerati rapporti tra cinema e fumetto, tra la metropoli americana e la pittura gotica, tra letteratura horror e musica dark (ci provò una volta, e splendidamente,
De Palma con Il Fantasma Del Palcoscenico)... Nel nostro mondo, invece, il solo talento apprezzato sta nel saper aggirare ogni rischio, nel giocare di rimessa dal
primo all’ultimo minuto: ricalcare, replicare il già visto e il già dato, rispolverare le icone che hanno dato buona prova di sé, resuscitare a ripetizione dinosauri, mummie,
terminator, alien, highlander, Freddie Kruger, Norman Bates... Poiché l’obiettivo ideale non è creare il seguito di un grande successo (dove la parola "seguito" presuppone
già uno sviluppo, una rielaborazione, quasi un pericoloso cambiamento), ma il suo perfetto e inattaccabile remake.
Purtroppo, con Il Corvo 3 questo vecchio trucco non poteva ripetersi, per l’assenza di un dettaglio impossibile da surrogare: Brandon Lee. Attore forse non straordinario, ma incredibilmente "esatto" per quella figura di spirito vendicatore, insieme malinconico e violento, sentimentale e nichilista, candido e spietato. Un mito non nasce a caso, ma si nutre di quelle strane e tristi intersezioni tra arte e vita: quando un attore (figlio di un grande divo morto giovanissimo sul set), interpretando un personaggio che viene brutalmente assassinato e resuscita per punire i suoi aguzzini, muore anche lui durante le riprese e viene risuscitato dalle tecniche digitali, il film che ne viene fuori emanerà un "fascino" del tutto avulso dalle proprie qualità estetiche. Fascino che non si potrà mai imitare, a meno di non riprodurre la tragica e sublime simmetria che l’ha reso unico. Ecco perché, dopo l’estinguersi del mito e gli inutili tentativi di alimentarlo, il volo del corvo si fa sempre più rasoterra. Domina l’anonimato e l’inespressivo: dal pacioccone Eric Mabius (ex componente della nazionale USA di slittino!) che rimpiazza Vincent Perez che rimpiazzava Lee, alla rintronante ammucchiata di schiamazzatori heavy-metal in colonna sonora, ad un regista che fa di tutto per passare inosservato, allo sceneggiatore Chip Johannessen che proviene da telefilm come lo scialbissimo "Beverly Hills" e il soporifero "Millenium". E quando, pur nel nostro mondo ingiusto, si permette a gente simile di fare cinema, vuol dire che la critica manca di vendicatori efficaci. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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