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Be Cool

1h 58'

Regia: F. Gary Gray



Se Pulp Fiction era un concentrato di tutto il cinema di genere, Be Cool ne è un minestrone. Tra mafiosi russi mentecatti, turbolenti teppisti neri, gestori di locali equivoci, manager corrotti, guardie del corpo gay, siamo nel territorio di quell'auto-referenzialità spinta di cui è ormai preda troppo cinema contemporaneo (specie quello ambientato a Los Angeles, dove ogni storia somiglia sempre più al riflesso di una storia). E dal testo seminale di Tarantino, Be Cool ricicla stancamente miti e riti: John Travolta che ancora una volta va in bagno e si perde una sparatoria, Harvey Keitel per sempre gangster, Travolta e Uma Thurman sulla pista da ballo...

Recuperando protagonista e ambienti di Get Shorty, la trama si prolunga per una durata eccessiva, con un intreccio tortuoso, eccesso di personaggi (non tutti divertenti), carenza di battute (non tutte irresistibili), camei inutili (Steven Tyler degli Aerosmith, non si sa se autoironico o tristemente naturale). Si aggiungano i Black Eyed Peas inverosimilmente presentati come dei pilastri della musica. Il tutto appesantito dalla deleteria regia di Gary Gray (artefice del fondamentale The Italian Job), platealmente incapace di regalare alla scena un minimo di brio.
Be Cool è la prova fisico-chimica di come uno stesso gruppo di elementi nobili (De Vito, Keitel, Thurman, Travolta), se posto a contatto con un ambiente poco idoneo, possa degenerare in modo incontrollato.

© 2005 reVision, Dante Albanesi