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Confessioni Di Una Mente Pericolosa

Confessions Of A Dangerous Mind - 1h 53'

Regia: George Clooney



Ricordate "Il Gioco delle Coppie", successo televisivo degli anni '80? Beh, come spesso accade l'originale è statunitense e il suo autore si chiama Chuck Barris, famoso e ricchissimo producer e presentatore di altri programmi quali "The Gong Show", il corrispettivo de "La Corrida" - come viene anche tradotto in italiano nel film. Ebbene quando qualcuno di noi pensa che gli autori televisivi di programmi cosiddetti spazzatura andrebbero considerati come assassini della capacità di giudizio estetica ed etica dello spettatore medio, dovremmo stare attenti a non dire senza volerlo una verità: potrebbero essere dei criminali. Per Barris è talmente vero da sembrare assolutamente impossibile. Quando era ancora un giovane creativo che proponeva plot tv impossibili da accettare per i produttori degli anni a cavallo tra i '50 e i '60, qualcuno lo arruola nella CIA per farlo diventare un killer perfetto e insospettabile. Per anni la vita di Barris si divide tra il successo, perché arriva anche quello, e i legalizzati compiti criminosi di un apparato di spionaggio concentrato sulla eliminazione del rosso in piena guerra fredda. Al culmine della sua doppia vita Barris utilizzerà su proposta del suo "talent scout" della CIA - chi dice che persone del genere non abbiano creatività? - un suo programma per assolvere ai propri compiti più facilmente: accompagnare i vincitori delle puntate in un viaggio premio, con destinazioni particolari, Berlino Ovest, Helsinki, ovunque ci sia qualcuno da uccidere.

Storia affascinante e molto molto americana, Confessioni Di Una Mente Pericolosa è tratta dall'omonima autobiografia di Chuck Barris, scritta nel 1980. Opera prima di una star hollywoodiana, il film vede la partecipazione di numerosi attori di fama - per dire, Brad Pitt e Matt Damon fanno da comparse! -, da Julia Roberts (per la verità una sbiadita agente Patricia) a Rutger Hauer (l'agente Keeler), e un impassibile Clooney nel ruolo di Jim Byrd, il "talent scout" di cui sopra. Posto che l'interpretazione di Sam Rockwell è estremamente coinvolgente tanto da rendere simpatico un personaggio a dir poco ambiguo, il debutto alla regia di Clooney è più che dignitoso. Particolare non da poco visto i recenti risultati degli attori-registi. Certo si avverte chiaramente quella tipica sete di strafare che coglie il principiante, quell'esigenza del tutto e subito, ma se è pur vero che il troppo può soffocare le idee, bisogna dire che l'esposizione di una vita così complessa richiede il massimo. Interessanti soluzioni elittiche - Chuck appena giunto a New York e impiegato come guida per turisti nella sede di un'emittente televisiva; un piano sequenza che lo vede prima nella hall a chiedere lavoro e subito dopo spiegare alle persone la gloriosa storia dell'emittente -, godibili scavalcamenti di luogo - Chuck al telefono con un produttore entrambi nello stesso ambiente con il passaggio danzante di Penny (Drew Barrymore), la sua donna storica, che evidenzia l'unità dei luoghi -, contemporaneità di situazioni seppure temporalmente succedenti - Chuck ubriaco al bar che litiga contemporaneamente con un tipo e la sua prima convivente che lo informa di essere incinta -, il tutto reso con una fotografia mai uguale a se stessa ottenuta digitalmente con il procedimento chiamato intermediario digitale - conversione in dati della pellicola e sua manipolazione fotogramma per fotogramma.

Ogni periodo della vita di Barris, come le situazioni opposte che vive, ha un suo colore (l'infanzia color ruggine possibile con infrarossi in bianco e nero, gli anni '50 coloratissimi, il pastello delle scene negli studi televisivi, il bianco ghiaccio dell'addestramento alla CIA e la vita da killer su cui dominano colori scuri, le interviste con le persone che hanno conosciuto Barris in infrarossi a colori) e le immagini di repertorio dei reali programmi appaiono perlopiù su monitor e tv a circoscrivere la realtà, a contribuire in certo modo all'incertezza circa la verità sulla misteriosa esistenza del ricco autore televisivo.
La finzione e la realtà d'altronde si mescolano in un turbinio senza soluzione di continuità, dove finanche la relazione con l'agente Patricia è ironizzata dalla riproposizione di tipiche scene da film noir, tanto sopra le righe da non crederci. E' proprio l'assenza di un confine tra realtà e finzione a interessare Clooney - pensiamo all'incontro di Barris con due suoi ex concorrenti in uno scambio tra spie -, un aspetto che ha inteso sottolineare poiché in fondo dobbiamo essere portati a credere ma al contempo ad alimentare il dubbio. Quel debole confine trova il suo culmine nel momento di rottura dell'equilibrio psicologico del protagonista, dove enormi pannelli che ritraggono immagini cruciali della sua vita divengono dei fondali davanti cui si consuma il delirio di un uomo diviso a metà sin dall'infanzia. Film a pieno ritmo, particolarmente nella prima parte, Confessioni Di Una Mente Pericolosa si conclude sul primo piano del vero Chuck Barris, un volto qualunque, tanto più che il suo aspetto è poco noto perfino in USA.

George Clooney esce da questa prima esperienza sano e salvo. Non c'è da gridare alla nascita di un nuovo irresistibile talento, né tanto meno il film occuperà uno spazio fondamentale nella storia del cinema, ma se ogni volta che un famoso attore si mettesse dietro la mdp con queste intenzioni cadrebbe l'utilità di quel tedioso dilemma espresso di solito da questa domanda: chi glielo ha fatto fare?

© 2003 reVision, Emanuela Liverani