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La Comunidad1h 44'
Regia: Álex de la Iglesia Álex de la Iglesia è un regista incostante. Ha diviso, almeno in patria, con film come El Dia
De La Bestia o Azione Mutante, ha clamorosamente fallito con Muertos De Risa, ed ora finalmente centra in pieno
l’obiettivo con La Comunidad. Il film ha ottenuto in Spagna numerosissimi riconoscimenti, tra cui quello più importante del
botteghino. Ed ha acceso un faro su un autore cui probabilmente d’ora in poi sarà concesso di tentare di tutto. Una prospettiva
stimolante, visto che de la Iglesia è capace di tirare fuori dal cilindro qualunque cosa che abbia a che fare con uno splatter-horror-fanta-thriller-movie
ed ormai ha acquisito un’ottima mano con gli attori. Carmen Maura, a proposito, rivela qui delle doti bettedavisiane che non
sospettavamo, oltre ad un’energia senza fine nonostante i cinquantacinque anni dichiarati con sprezzo delle convenzioni.
La Comunidad è puro cinema d’azione, in un’impianto narrativo da "grand guignol", ambientato sul set di un horror d’annata - passando per Invito A Cena Con Delitto o Dieci Piccoli Indiani - per il "balletto" dei quindici condomini da anni in attesa di impossessarsi della vincita al totocalcio di un anziano inquilino che non si decide né ad uscire dal suo appartamento né a tirare le cuoia. Giulia (Maura) interviene a rompere il già precario equilibrio riuscendo a rubare i sei miliardi grazie ad un colpo di fortuna inaspettato. Di qui vien fuori un film che corre senza fermarsi mai a prendere fiato fino ad un finale così spudoratamente hitchcockiano (Intrigo Internazionale) da non disturbare, anzi. Non è facile riuscire a catalogare questa pellicola indipendente dall’aria di un blockbuster fatto a Hollywood. C’è un uomo tranciato a metà dall’ascensore, ragnatele e scarafaggi, idioti geniali travestiti da Darth Vader, miliardi che volano al vento ed inseguimenti sui tetti di una Madrid ostile al limite del surreale. In più ci sono quindici personaggi che non fanno altro che urlare e raggirarsi a vicenda. Cinici al limite dell’autoconservazione, eppure sempre verosimili. Il tutto condito da una fotografia accuratissima, rossi saturi e ombre nette, ed una colonna sonora degna di Bernard Herrmann e Dave Grusin (per chi ricorda Psycho e Il Falò Delle Vanità, non solo Murder By Death). Un film insomma cui ci sentiamo semplicemente di augurare tutto il successo possibile. © 2001 reVision, Federico Greco |
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