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E' Complicato

It’s Complicated - 1h 59'

Regia: Nancy Meyers



Per l’upper class, quella priva di urgenze occupazionali, le complicazioni esistenziali hanno uno spessore filosofico. Ce lo insegna la commedia sofisticata di tradizione hollywoodiana: in ballo, quando il lavoro incide in modo alienante sull’equilibrio privato, allora è necessario interrogarsi sul proprio esserci al mondo, magari innamorandosi. Ed ecco Meryl Streep, magnifica sessantenne dal glorioso passato attorale e ancora sublime interprete di psicologie sospese, nel ruolo di un’imprenditrice realizzata negli affari ma non nei sentimenti, inscritta nelle tenui atmosfere di una splendida residenza situata nella contea californiana di Santa Barbara. Invasa dalla solitudine dopo il naturale abbandono dei tre figli ormai adulti, prima nel solare giardino e poi nei sofisticati interni che sono l’iniziale teatro di E’ Complicato, tranche de vie in forma di commedia rosa, condito di quella acidità oggi come oggi doverosa. Il raffinato script è assai ben lavorato da Nancy Meyers, qui regista ma soprattutto sceneggiatrice di grido in coppia col marito Charles Shyer, a sua volta director e con il quale ha firmato copioni riusciti come Il Bandito e la “Madama” e Soldato Giulia agli Ordini. Shyer ha poi scritto (sempre con la complicità della moglie) e diretto Diane Keaton in Baby Boom e Steve Martin nel remake del celebre Il Padre della Sposa (sequel compreso) mentre la Meyers ha curato la regia di Genitori in Trappola (rifacimento di un classico Disney, Il Cowboy con il Velo da Sposa) con la compianta e sfortunata Natasha Richardson, e le commedie di successo What Women Want – Quello che le Donne Vogliono, Tutto Può Succedere e L’Amore Non Va in Vacanza. Veterana dell’analitica sulle dinamiche di coppia, la regista sciorina con sicurezza una giusta dose d’ironia, intessendo con grazia la sua trama di equivoci e complicazioni senza rinunciare alla topica in stile Blake Edwards che ha il suo apice in romantiche cene a lume di candela affogate nel buon vino rosso, garante di svelamenti malinconici. E dunque alla Jane della Streep, scrupolosa e irreprensibile conduttrice della sua ditta di dolciumi, non bastano tepori ed effluvi del suo ristorante–panetteria, garante di prelibatezze da acquolina in bocca (basti citare i deliziosi croissant al cioccolato), calorie insufficienti a riempire quello che Pirandello definiva "il vuoto che si fa dentro".

La donna è divorziata da Jake (Alec Baldwin), avvocato ambizioso risposatosi con la sensuale Agness (Lake Bell), più giovane di lui di ben venticinque anni e madre dell’irrequietissimo marmocchio Pedro (Emjay Anthony). L’amicizia dei separati permane al punto da disporre Jane al rinfocolamento della passione sopita, una volta consumato il proprio ruolo materno con Gabby (Zoe Kazan) in procinto di trasferirsi a Los Angeles (come mostra l’incipit del film), con Lauren (Caitlin Fitzgerald) che si prepara alle nozze col suo Harley (un simpaticissimo John Krasinski) e con l’unico maschio Luke (Hunter Parrish) per il quale è giunta l’ora del diploma. Proprio quest’ultima occasione è foriera dell’incontro newyorkese dei protagonisti, ritornati tra le coltri dopo un’intima consumazione al tavolo dell’hotel di lusso, complice Bacco. Il recupero del perduto ardore convince Jake, al tocco della più intima parte dell’ex–moglie, ad affermare "casa dolce casa" e a corteggiare la prospettiva di un ritorno definitivo. Jane, invece, si mostra riottosa, dopo la fugace soddisfazione, respingendo inizialmente la foia riparatrice di lui e consultando l’analista per affermare il proprio diritto a divenire l’amante del marito riconquistato. Il matrimonio con la giovane Agness, perennemente nevrotizzata per i cicli della propria ovulazione, è per Jake fonte di malessere e causa del fatale equivoco di un appuntamento mancato con Jane. Il filo sembra essersi spezzato ed intanto irrompe sulla scena l’architetto Adam (Steve Martin), chiamato a dare nuova forma alla cucina della casa di lei, appassionato di cinema francese e segnato fino alla frustrazione da un traumatico divorzio avvenuto due anni prima. Naturalmente, Jane riscopre la propria vena materna innamorandosi di lui e ciò rende maledettamente complicata la riconciliazione tra ex. L’intrigo, nascosto ai figli, è invece sorvegliato da Hurley, fidanzato di Lauren, capace di mantenere il segreto sugli incontri clandestini dei riconcilianti consumati in hotel e alimentati da liberatori spinelli.

E’ Complicato rispolvera con brio modi e figure della splendida tradizione hollywoodiana, in voga tra i Trenta e i Quaranta del secolo scorso, con punte da screwball invero esilaranti dove la Streep appare come intelligente emula delle impagabili Katherine Hepburn, Irene Dunne e Rosalind Russell, con causticità degna persino della divina Greta Garbo che, a 36 anni, terminò una gloriosissima carriera interpretando fuori tempo massimo Non Tradirmi Con Me di Cukor. La Meyers si fa acida quando lancia frecciatine alla moda del lifting selvaggio conducendo la sua protagonista di fronte ad un chirurgo estetico da cui scappare a gambe levate dopo la sola descrizione dell’intervento. Ed in effetti il film è un inno all’accettazione naturale del tempo che passa, segnato dalla morale del "non è mai troppo tardi" e del "mai dire mai" per ciò che concerne l’imprevedibilità dei corsi e dei ricorsi delle relazioni umane a cui mai va sacrificato il valore dell’unione familiare. A che serve, infatti, aspirare all’indipendenza e alla libertà se poi ci si ritrova in solitudine ad invidiare le effusioni di una coppietta in ascensore, come accade alla nostra protagonista?
Per la Streep questa è la conferma di una brillantezza mai appannata: un ruolo curiosamente speculare al precedente Julie & Julia dove recitava nei panni di un’americana a Parigi, autrice di un bestseller sull’arte culinaria nei lontani anni ’50, mentre in questo film la vediamo appassionarsi ai sapienti dosaggi, con la complicità del grande Martin (capace di gigioneggiare con misura), dei suoi dolciumi. Dal canto suo, Baldwin conferma una versatilità simpaticamente contagiosa e condotta con sarcasmo da sornione. L’assunto del film sicuramente sedurrà le mature indecise e le ex ormai pentite, ammonendole a non trascurare la sensibilità dei figli, sebbene cresciuti, predisponendoli con prudenza ai propri risvegli passionali. A completare il cast di questo funambolico esercizio di stile, troviamo Rita Wilson (moglie di Tom Hanks) nel ruolo di una delle amiche della protagonista. Il tutto è condito dalla morbida e dinamica colonna sonora di Hans Zimmer e Heitor Pereira che conferisce ritmo a questa storiella morale (malignamente definita da certa stampa Usa come commedia per donne in menopausa) che riserva graffi satirici sulla contemporaneità alienata (come la critica all’uso spropositato dei telefonini manifestata nell’iniziale sequenza di Gabby distratta dal cellulare): da donna a donne con il tocco di una grazia speciale in grado di farci sorridere delle aspre complicazioni che solo i sentimenti sanno provocare.

© 2010 reVision, Francesco Puma