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Come l'Ombra

1h 27'

Regia: Marina Spada



"Come vuole l’ombra staccarsi del corpo / come vuole la carne separarsi dall’anima / così adesso io voglio essere scordata."
(Anna Achmatova, "A molti", 1922)


Due donne intente a conversare dentro un’auto, nella notte di un’estate milanese. Una delle due prova ad intonare "La solitudine" di Laura Pausini, melodia che funziona come evocazione di uno stato delle cose assai allusivo. Perché, a volte, è sufficiente una raffinata canzonetta (come quella della brava Pausini) a connotare la temperatura emotiva di una storia tradotta in film (come ci hanno insegnato, prima di Moretti, i maestri di certo grande cinema italiano degli anni Sessanta). E la Olga che canta la sublimazione del proprio sconforto, nascosta alla calda tenebra, diventa l’emblema del particolare disagio esistenziale tratteggiato con robusto garbo in questo bel film della cineasta indipendente Marina Spada. Come l’Ombra è un ritratto analitico dei nostri tempi privati di Storia ma non di storie, l’evocazione cinematografica di alcune voci smarrite in una incertezza che è impossibile non ascoltare come se fosse nostra. La vita sembra andarsene con implacabile monotonia, un giorno dopo l’altro (come nella canzone di Tenco) per Claudia (Anita Kravos), la protagonista del film. Si tratta di una trentenne impiegata in un’agenzia di viaggi che, di sera, frequenta un corso di russo (ultimo fronte d’utopia?). In quel luogo fa la conoscenza del fascinoso Boris (Paolo Pierobon), un barbuto insegnante quarantenne di origine ucraina dal quale è sedotta fino all’intima resa. Sembra l’amore di una notte, ma quando all’arrivo dell’estate Claudia progetta un viaggio in Grecia con l’amica Sonia e il di lei fidanzato, ecco ripresentarsi Boris. Questi le propone il favore di ospitare Olga (Karolina Dafne Porcari), presentata come una cugina ucraina arrivata a Milano in cerca di lavoro. Il rapporto tra le due s’instaura con la dovuta, esitante lentezza buona per alimentare un vischioso conflitto che si trasforma poi in sofferta amicizia. I giorni trascorrono in un colloquio utile a svelare i pieni e i vuoti di due esistenze che rischiano di perdersi nel magma della quotidianità omologata. Per Claudia, che riesce a nascondere la propria medietà interiore con qualche sussulto d’orgoglio, il rispecchiamento nella bionda, affascinante, inquieta Olga comincia a diventare un sollievo. Ma arriva il momento della partenza per la vacanza in Grecia: Boris non si fa vivo e la misteriosa "cugina" scompare all’improvviso. Inutile è perdersi a descrivere il resto della trama.

Come l’Ombra è uno di quei film che supera la storia che racconta mutandola in pretesto. Marina Spada è un’autrice rigorosa ed ispirata, con alle spalle una gavetta come assistente regista alla RAI (dove debuttò nel 1979), ritrovatasi poi sul set di Benigni e Troisi per Non ci Resta che Piangere fino al debutto col suo primo lungometraggio, Forza Cani, prodotto nel 2002. Conosciuti dagli addetti ai lavori sono i suoi videoritratti dedicati ad Arnaldo Pomodoro, Fernanda Pivano, Francesco Leonetti, Guido Hatari, Mario De Biasi, Mimmo Jodice e Gabriele Basilico. Quest’ultimo è un incontro decisivo: è infatti il concettuale fotografo milanese a firmare la fotografia di Come l’Ombra. La metropoli lombarda diviene così lo scenario fantasmatico di questa meditata discesa agli inferi da parte di anime perse. Basilico, attento catalogatore delle metamorfosi e delle traumatiche lacerazioni del tessuto urbano e civile della sua Milano, inquadra le strade e gli orizzonti metropolitani ispirandosi alla dialettica sapiente dell’Antonioni di La Notte mostrandoci con vivida consapevolezza visionaria le periferie metafisiche dove gli immigrati conducono la loro marginale, e qualche volta clandestina, vita sociale. Così l’indagine privata di Claudia, disposta a vivere l’"avventura" dell’inaspettata sparizione dell’amica, diviene un tragitto rivelatorio dove i movimenti dell’interiorità inquieta si fondono ai paesaggi screziati di una realtà che sembra, anch’essa, aver smarrito la propria identità. La Spada asseconda, controllandolo con encomiabile gioco di misura, il senso di tale esplorazione: inquadra con gusto pittorico le prospettive della Milano spenta e trafitta attraverso le finestre di un appartamento, si attarda sulle architetture degli interni con piani sequenza che conferiscono rilievo ad oggetti e volti. Ed in tal modo affiora il racconto di una condizione umana (come nella sequenza all’interno della stazione metropolitana) che evidenzia la sua drammaticità senza esibirla, con commosso e lucido distacco degno di un racconto di Cesare Pavese. L’utopia è qui la straziata rivelazione di un’affinità elettiva impossibile da realizzarsi, la ricerca affaticata dell’armonia in una Milano dove l’aria dell’Ovest non è mai stata serena. E’ impossibile non entrare nella suggestione oppressiva della labirintica metropoli d’agosto tratteggiata da questo film intenso e commovente invaso da materica, raggelata, sconvolgente tristezza. Come l’Ombra è un’esperienza dei sensi e della mente, occasione per ritrovare il piacere di un cinema puro, arrivato a fine stagione sui grandi schermi dopo il passaggio al Festival di Venezia nella sezione "Giornate degli Autori". Occasione da prendere al volo, questa, che ci costringe a dare corpo alle ombre di una vera autrice, attraverso il nostro sguardo di spettatori indotti ad evitare qualunque diabolica distrazione per entrare nel quadro.

© 2007 reVision, Francesco Puma