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La rassegna Playbill:



Cold Comfort Farm

Chiusura in bellezza per la rassegna Playbill con questo film di John Schlesinger. Da un racconto di Stella Gibsons, adattato per il grande schermo da Malcolm Bradbury, Cold comfort farm è una deliziosa commedia che ci presenta nuovamente in gran forma un regista che, con gli ultimi lavori (The innocent), sembrava aver smarrito il proprio estro.

Siamo nell'Inghilterra degli anni '30 e Flora Poste, una bravissima, come del resto tutti gli altri attori, Kate Beckinsale, ragazza dell'alta società londinese, cerca una sistemazione presso i propri parenti, essendo venuti a mancare i genitori. Dopo aver preso in esame le varie possibilità, Flora decide per i Starkadders, parenti dell'East Sussex, contadini ed alquanto bizzarri, e parte per la "fattoria scomoda" del titolo. E qui, invece di perdersi d'animo, prende in mano la situazione, letteralmente cambiando la vita di tutti gli abitanti della fattoria: gli zii, i cugini Seth (Rufus Sewell), che andrà a fare l'attore a Hollywood, e Reuben, l'eterea Elfine e persino la zia Ada (Sheila Burrell), l'arcigna matriarca che aveva sempre tenuto legata l'intera famiglia.

"Ho visto qualcosa di terribile nella legnaia" - questa frase della zia Ada ci accompagna per tutto il film, che si apre infatti con una bambina che apre la porta di quella legnaia, come un vero tormentone, un mistero... che resterà tale.

Prodotto dalla BBC, Cold comfort farm è un film scritto magistralmente, con dialoghi brillanti e trovate ingegnose. Ha sicuramente un sapore di già visto, ma - e sembrerebbe assurdo - trae la sua forza in massima parte proprio da questo, da stereotipi che vengono sfruttati nel migliore dei modi. Gli stessi personaggi, e direi gli stessi attori, ci ricordano qualcuno, basti la scena finale in cui la zia Ada, completamente trasformata, ci appare come una aristocratica Bette Davis.

Divertente, assolutamente da non perdere, Cold comfort farm ci fa riflettere sulla crisi del cinema, o meglio della distribuzione, in Italia. E' possibile che un film come questo debba essere confinato in una rassegna che ci offre prodotti che non potrebbero essere visti altrimenti? Speriamo che venga data un'altra possibilità a chi non ha fatto in tempo a vederlo.

© 1996 reVision, Carlo Cimmino



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