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Il Club Degli Imperatori

The Emperor's Club - 1h 49'

Regia: Michael Hoffman



Carattere e destino, confronto e compromesso, debolezza, scorciatoie e vanità. Il film di Michael Hoffman è tutto qui: un'analisi scientifica e poco passionale dei debiti della coerenza in una vita-simbolo fitta di ideali, forse troppi, scandita da scelte che sono nette e definite come quelle dei saggi di filosofia, piatta come il mondo che rappresenta, tinto di bianco e nero senza sfumature, di buoni senza macchia e cattivi senza riscatto.
"Le vite dei grandi insegnanti sono la colonna delle nostre scuole, fondamentali più di travi o mattoni (...)", questo il saluto-epitaffio dedicato al protagonista della pellicola dai suoi alunni nella scena finale, il chiaro riassunto dell'intera costruzione narrativa.
William Hundert, vicepreside dell'Istituto St. Benedict, un Kevin Kline quasi stucchevole per recitazione manieristica e compiaciuta, è uno di quei rari esempi di essere umano infallibile che riesce, senza difficoltà o rimorsi, a mettere in pratica ciò che predica, a seguire i suoi saldi principi senza mai un ombra sul volto, un attimo di disillusione, un'incrinatura nel perfetto vaso di cristallo in cui sono contenuti. Preso dal fuoco quasi divino della missione di manipolare i propri studenti fino a farne suoi piccoli cloni, pronti a vivere con coscienza, secondo giustizia e rettamente, certo che la storia dell'antichità non sia solo una lezione sul passato ma uno scalino sul quale montare per guardare più lontano nel futuro, Hundert dovrà far fronte alla più amara delle delusioni: incontrare un ragazzo che mette in crisi il suo ruolo, una personalità forte e problematica che rifiuta di lasciarsi omologare da un estraneo che ha la pretesa di renderlo uomo.

La matricola Sedgewick Bell, infatti, ingaggia con l'insegnante uno scontro di volontà senza quartiere, giungendo, addirittura, a delegittimare il potere di Hundert sugli altri ragazzi, a ridicolizzare la sua rettitudine, a scalzarlo dal piedistallo in un'altalena di rotture e riavvicinamenti che avrà conseguenze nella vita di entrambi per oltre venticinque anni. A nulla valgono i tentativi dell'intoccabile professore di scalfire la corazza del giovane e talentoso ribelle. L'occasione, che sembra d'oro, del torneo scolastico "Giulio Cesare", ideato per premiare lo studente più colto nelle materie storico-letterarie, è solo l'ennesima delusione con cui il maturo insegnante dovrà imparare a convivere, aggravata dal peso di un compromesso, forse il primo di una vita intera, che è anche scelta da pagare a prezzo dell'autostima.
Un fallimento, però, questo il messaggio di Hoffman, non rende inutile una vita intera, non vanifica la gloria di un percorso altrimenti netto e la consapevolezza di aver contribuito a rendere forti le generazioni di domani darà un senso agli sforzi di un personaggio anacronistico che ha annullato la propria esistenza per la scuola, intesa come palestra di vita.

L'adattamento del racconto di Ethan Canin, "The palace thief", non rende giustizia al talento graffiante, appassionato e, talvolta, visionario di Michael Hoffman (regista di Un Giorno Per Caso, Restoration e Bolle Di Sapone) che confeziona, in questo caso, un film poco convincente che vorrebbe fare della sconfitta del retto vivere da parte della furberia dei tempi moderni l'argomento di una dotta disquisizione sociologica. Per certi versi molto simile a L'Attimo Fuggente, senza averne però la vis emotiva, largamente ispirato ad altre pellicole che fanno dell'incontro-scontro il loro cardine come Scoprendo Forrester, il Club Degli Imperatori comunica troppo il senso del deja vu per non incorrere nel peccato di annoiare lo spettatore.

© 2003 reVision, Elisa Schianchi