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Closer1h 38'
Regia: Mike Nichols "Più vicino" allo "straniero". Come se
Mike Nichols scoprisse, attraverso una paradossale verbosa scrittura, i corpi
alieni, algidi, indecifrabili di alcuni personaggi a caso. Tutti fissati sulla
corda pazza pirandelliana, laddove il mascherarsi va inteso come ricerca
terminale di verità, come traccia di identità multiple, nel mare
dell'incertezza, e viaggio nel labirinto ludico-depravato dei sensi. Già nel
lontano 1971 con Conoscenza Carnale (le locandine dei due film sono
praticamente identiche... ), Nichols aveva cercato d'imprimere nel corpo ottuso
di Jack Nicholson/Candice Bergen un senso al di là delle dichiarazioni: ciò che
si paventa di se stessi e degli altri, si trasforma in ostentazione di una
bramosia inquietante, laddove la pulsione erotica è individuata come molla
principale dell'agire. Questa dialettica allora giocata ancora tra amore e
cinismo, tra pudore e pornografia non è più ancorabile a principi alternativi,
anche opposti. I personaggi di Closer operano sullo stesso piano
"carnale", una dimensione trasversale che li fa agire lontani
dall'illuminazione di regole o pensieri (morali). Sono tutti in grado di
praticare il doppio gioco o meglio il travestimento (amorale). E tale maschera
serve esclusivamente per gustarsi il piacere vitale in più, quello che vivifica
un sentiero esistenziale vuoto e stanco e pure oppresso da ambigua
inquietudine. Per provare a se stessi l'unica evidenza tastabile: la superficie
del corpo, la pelle, il tatto, l'orgasmo, la fantasia erotica che può innescarsi
tra i bit digitali di una chat. Verità che derivano da un approccio, un
orientamento votato al perenne spostamento di valutazioni intime basate sunuove percezioni striscianti. Come Internet anche la mostra fotograficaneorealistica, o il pub trasformato in locale riservato per incontri molto
intimi, laddove l'incontro di Larry e Alice è musicato con l'utopico ritornello
degli Smiths "How Soon Is Now", un passato che non può più tornare.
Nichols non cerca l'approfondimento come le conoscenze intime psicanalitiche lecontiane
(tanto per citare un esempio recente), ma solo l'avventura della
parola-pensiero intorno all'ossessione erotica. La conoscenza carnale è uno
status maligno di un fenomeno dilagante, non il segmento adolescenziale
individuato in Conoscenza Carnale, ma l'immaturità esistenziale di
personaggi costretti alla dolorosa coazione. A differenza di un percorso
evolutivo psicanalitico, ai protagonisti di Nichols/Marber non è concessa
alcuna salvezza, né tanto meno la possibilità di una credibile crescita. Le
schermaglie amorose rappresentate come flussi disordinati, in sequenze
televisive del tutto anonime, possono benissimo sovrapporsi, coincidere, tra i
partners, essere scambiate come i ruoli nelle chat. Un'interscambiabilità chefigura il gioco inesausto tra uomini e donne. Non c'è più la ricerca di
qualcosa, non c'è più la speranza di un happy end. E Julia Roberts diventa
corpo violentato, metafora dello scambio metonimico tra favola e cruda realtà.
Dopo la moderna Cenerentola soltanto il turpiloquio sfrenato di Anna. Davvero
uno choc per molti spettatori!
© 2004 reVision, Andrea Caramanna |
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