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Star Wars Episodio II
L'Attacco Dei Cloni
Star Wars: Episode II - Attack Of The Clones - 2h 15'
Regia: George Lucas
La seconda trilogia delle Guerre Stellari lucasiane risplende di luce convinta ora che il primo episodio ne ha dettato le regole
formali e impostato il faticoso intreccio. Le analisi comparative in voga ci ricordano che fu L'Impero Colpisce Ancora, secondo film della prima trilogia, a
consolidare un discorso ambizioso sotto il profilo della mitopoiesi e per di più innervato da una ricerca formale capace di includere e superare i generi. Nel secondo
film, appunto, si può rilevare nuovamente l'affinarsi di un procedimento creativo; fatto curioso, Episodio II allaccia relazioni forti con il primo film della
serie (in particolar modo i riferimenti all'estetica del videogame) proprio come il simmetrico Impero, che inizialmente muoveva dall'analogia con Guerre Stellari;
tutti e due, poi, si collegano all'opera esemplare, riassuntiva, seminale American Graffiti, punto fisso di tutte le trilaterazioni che appassionano gli studiosi di Lucas:
Sergio Arecco scriveva nella pregevole monografia sul regista americano: "[...] con American Graffiti e Guerre Stellari, L'Impero Colpisce Ancora [...]
costituisce un unico corpus, al cui interno i tre titoli designano le tre tranches di un unico film, del quale l'Impero appare come il mirabile suggello".
La struttura narrativa fondamentalmente tripartita rispecchia un'organizzazione spaziale forte: si parte dalla città, per seguire poi in parallelo il percorso dei due
protagonisti Anakin Skywalker e Ben Kenobi (il primo coinvolto in un love affair con la bella senatrice Padmè, il secondo in missione per scoprire il mistero dell'esercito
dei cloni), per chiudere con la battaglia dei cavalieri Jedi. Al solito, il montaggio opta per un'interpunzione che favorisce il flusso delle immagini (stacchi e tendine),
e a tale continuità contribuisce in massima parte il suono musicale, con John Williams ormai alle prese con un'imponente creazione di respiro wagneriano.
La tecnologia è più dominata che in La Minaccia Fantasma, le creature che popolano da sempre la saga sono più definite, anche se la dinamica
delle macchine marginalizza ulteriormente l'umano, il cui movimento è eccezione problematica nel quadro delle interazioni tra profilmico e macchina da presa; nell'immagine
si uniformano le discontinuità esistenti fra fotografico e digitale, e sebbene facessero effetto, a suo tempo, le figure traslucide (di plastica) dell'esercito della Morte
Nera, è da apprezzare la perfetta armonia raggiunta fra il soggetto del film ("l'esercito dei cloni") e il suo progetto formale (i soldati clonati dal Cacciatore di
Teste sono effettivamente clonati dalla tecnologia digitale).
Il film sembra opporsi, peraltro, ad un'attribuzione di valore in sé, come se si riverberasse sull'oggi della seconda trilogia il Lucas-pensiero del 1980: "Voglio produrre
storie che avrei voluto vedere io da bambino, quando correvo per andare al cinema e magari arrivavo che era già cominciato: immagini che non hanno niente di troppo reale,
che risuonano nel cervello e nell'animo senza annoiare o preoccupare, che si ispirano alla bellezza e alla felicità". Questo mescolarsi delle immagini in un testo/flusso
seriale è l'effetto di una dilatazione spinta, tendente all'infinito e strategicamente agganciata alla memoria endofora dello spettatore-fan, al quale si chiede non tanto
di ricordare la concatenazione degli eventi (si può entrare al cinema, come diceva Lucas, a film iniziato), ma di partecipare al sistema testuale.
Mentre sulla serializzazione della forma cinematografica rimando allo speciale a cura di Roy Menarini, apparso sul n.109 della rivista "Segnocinema" e intitolato "Il cinema
moltiplicato", avverto nettamente che la scrittura critica è disorientata dall'impenetrabilità di queste nuove Guerre Stellari, dall'automatismo del loro procedere.
E si ritira momentaneamente in quel punto invisibile, in quel pianeta scomparso dalla mappa celeste, per riapparire in un altro-quando del flusso.
© 2002 reVision, Luca Bandirali
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