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Clerks II

1h 37'

Regia: Kevin Smith



Non è tanto la necessità di un sequel per Kevin Smith. I due capitoli a distanza di dieci anni sono completamente differenti e non perché siamo in presenza di generazioni diverse (ventenni e trentenni avanzati). È lo sfondo ciò che colpisce di più. È il mondo mutato "definitivamente" in "altra" Geografia dello spazio abitativo. La bottega con i suoi impiegati è lontanissima, perché lì i rapporti tra territori e persone sono ancora tradizionali. Vendita al dettaglio, accoglienza della clientela più disparata, rapporti tra colleghi che "scorrono" lungo il percorso antico della commedia di situazione.
Al contrario in Clerks II lo spazio mutato è l’immaginario di esistenza dei vari personaggi che va dalla tipicità delle insegne di qualunque fast food all’immaginario porno on demand attraverso internet, alle fughe nel paese della normalità con moglie e figli e un lavoro più prestigioso, tanto per scontare le propaggini estreme del sogno americano.
Tutta la pretesa di liberarsi dal mondo per ancorarsi a un presupposto rapporto affettivo tra amici, più o meno esclusivo, anche omosessuale, deborda dall’occhio che è risucchiato da ogni centimetro quadro del fast food, reso ambiguamente anonimo dal nomignolo Mooby’s. Strana assonanza con mobbing, ma non tanto strana se collegata alla sensazione di oppressione derivante dal luogo fisico del lavoro. In effetti i rapporti si consumano dentro la fascia esclusiva del luogo di lavoro. Tutti gli affetti iniziano e finiscono all’interno della stessa superficie. E tutti gli immaginari, in testa Il Signore degli Anelli o Guerre Stellari, se non è l’una è l’altra delle saghe "possibili", guarda caso fantascienza, quindi storie di "presunta evasione" dalla realtà quotidiana, sono consumate all’interno dello stesso ambiente claustrofobico.

Clerks II è pertanto un percorso tra insegne, loghi collettivi della contemporaneità. E tra questi segni i personaggi di Smith si aggirano, quali esempi luminosi di prigionieri della spazialità contemporanea già decisa, organizzata altrove, da altri.
La sessualità è suddivisa in opzioni individuali. Quella del cliente che può chiedere ed ordinare via web ogni tipo di performance, compreso il sesso tra uomo e animale, e la frustrazione assoluta che crea simboli di protezione vacui ma sicuri come l’ultimo residuo gadget in grado di proteggere verginità varie del corpo, dalla bocca alla vagina. Se il primo Clerks era in fondo un piccolo film innocuo, indipendente secondo quella infelice etichetta che si appiccicava negli anni novanta alle opere Sundancedipendenti, Clerks II, magari senza rendersene conto, fa un viaggio molto più interiore e penetrante nei luoghi comuni dell’americano contemporaneo. Li sviscera pornograficamente senza edulcoranti. Il cinema di Kevin Smith è lucidissimo, perfino quando sogna nell’epilogo un impossibile ritorno alle origini: ovvero l’utopica riapertura dell’innocente negozio Quick Stop per rifondare le insegne ormai sottratte al controllo individuale.

© 2006 reVision, Andrea Caramanna