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Asterix & Obelix: Missione CleopatraAstérix & Obélix: Mission Cléopâtre - 1h 47'
Regia: Alain Chabat La metafora è chiara. L'Egitto contro Roma come la Francia contro gli USA. Una cultura millenaria e austera ha la meglio
sull'arroganza di un becero conquistatore. È questo il significato profondo delle scenografie digitali, di trucchi e costumi ipergriffati, dei magniloquenti totali
di dune a volo d'elicottero che infarciscono il film. Non fanno ridere, non fanno progredire l'azione, ma servono appunto a denotare "ricchezza": puro e semplice
sfoggio di lusso e potere, monetaria dichiarazione di guerra verso il diretto concorrente di mercato. Un cinema ad estrogeni la cui vittima annunciata è la leggerezza,
terreno vitale della comicità e del fumetto. Batman o Dick Tracy traslocano sullo schermo (più o meno) senza danni, confermando una parentela visivo-narrativa sin troppo dichiarata. Ma a differenza del genere poliziesco o di supereroi, quello umoristico (soprattutto fino agli anni '60) si fonda su un sistema di "sottrazioni", di sottintesi stilizzati assai lontano dagli esibizionismi a oltranza del cinema attuale. Cosa cambia nel passaggio da un lettore privato ad un'udienza collettiva, dal disegno alla fotografia, dalla vignetta all'immagine in movimento? Certe domande Chabat non sa neanche che esistano. E il circo (che è già museo) di vacui effetti speciali nel quale sceglie di sguazzare (evidente deleterio influsso da La Mummia) è quanto di più estraneo si possa immaginare dagli umili e raffinatissimi bozzetti di Uderzo e Goscinny. Così, nell'ansia del prodotto internazionale "di qualità", la ricerca di una sana risata diviene l'ultima delle preoccupazioni: con un senso del ritmo prossimo allo zero assoluto, la regia brucia tutte le battute a disposizione, spezzetta bei dialoghi botta-risposta con inutili primi piani che ingessano ogni sviluppo, allinea citazioni scialbe da Guerre Stellari e Indiana Jones. Sarebbe utile analizzare le varianti tra il film di Chabat e il divertente cartone del '68 Asterix & Cleopatra tratto dalla medesima storia (e diretto dallo stesso Goscinny).
Un solo dettaglio lampante: nel cartone Obelix si arrampica sulla Sfinge, scivola e le rompe il naso; subito tutti i mercanti della via si armano di scalpello ed
estirpano il naso dalle sfingi in miniatura delle loro bancarelle! Questa gag meravigliosa sparisce dalla versione 2002: compiuto il danno, Obelix solleva la Sfinge
con un mano e vi getta sotto il nasone, come spazzatura in un tappeto. Bilancio: un'arguzia in meno, un effetto speciale in più.Troppi professionisti che affollano i titoli di coda, poca vis comica, pochissimo fumetto. E non a caso, i due momenti più riusciti sono quelli più lontani da Asterix (e più vicini ai fratelli Zucker): il colpo di fulmine al suono di "Ti amo" di Umberto Tozzi e il duello finale con kung-fu e gridolini isterici stile Bruce Lee... Ma la nostalgia del disegno, del linguaggio bidimensionale, emerge pienamente confessata in altre due gag metafilmiche: la prima, quando il capo degli scalcagnatissimi pirati mostra alla ciurma i mortali nemici, srotolando un papiro con vignetta di Asterix e Obelix; la seconda quando i nostri eroi, smarriti nei bui labirinti di una piramide, perdono i loro corpi attoriali e si semplificano in due larghi occhi bianchi "disneyani" che rimbalzano spauriti lungo lo schermo nero. Tale desiderio di rarefazione, di piattezza cartonata, fa però a pugni con la corposità di una grandeur produttiva esplicitamente anti-USA, con un maldestro intermezzo musical alla James Brown, e soprattutto con le rotondità straripanti di Monica Bellucci (due primi piani di natiche in uno spettacolo per famiglie è un caso unico nella storia del cinema). É un film che non sa se essere divertente o megalomane, se volerci adulti o bambini. © 2002 reVision, Dante Albanesi |
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