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Grazie Per La CioccolataMerci Pour Le Chocolat - 1h 40'
Regia: Claude Chabrol La vita è un lungo fiume tranquillo. Questa reminescenza filmica viene in mente, quando al cinema si tratta di figli scambiati. Solo che
qui siamo dalle parti di Chabrol, non di Chatillez, genio mai sbocciato della nazionale francese. Il maestro dell'ombra abbandona apparentemente le venature più thriller.
Apparentemente, perché Grazie Per La Cioccolata è un omaggio totale che Chabrol fa ai sogni suoi e a quelli presi in prestito dai suoi mentori, Hitchcock in prima
fila. Commedia degli equivoci, schiacciata dall'enorme peso del passato, dai gravami del senso di colpa, dell'abbandono, della morte.
Non sparate sul pianista André Polonski, virtuoso della tastiera, che ricuce un matrimonio strappatosi anni prima sulle ceneri di un matrimonio culminato nella vedovanza. E si ritrova una figlia, legittimamente al posto di un figlio creduto reale. L'apparenza sdrucciolevole, musa continua dell'ispirazione di Chabrol. Che volutamente prosciuga il suo stile. Accenta la vicenda sino al melò, e si assenta contemporaneamente dallo spazio della rappresentazione. Regia essenziale, lontana dall'abitudinario virtuosismo, geometrica in ultima istanza. Si ri-presenta, Chabrol, nel conturbante senso del dubbio che percorre il film. Dubbio che sa di peccato, dubbio che allunga un'ombra, dubbio che rende intollerabili le dilatazioni di morale. Se hai incontrato la Nouvelle Vague a qualche angolo di strada, non potrai mai usare la macchina da presa senza che questo gesto si trasformi in una questione di morale. Dutronc semplicemente geniale nella sua catatonia, orientata a sondare un passato che pare rivoltarsi ad ogni piè sospinto. Isabelle Huppert che scioglie il Roipnol nella cioccolata calda vale l'intero prezzo di qualsiasi biglietto. © 2000 reVision, Riccardo Ventrella |
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