![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Chicken Little1h 21'
Regia: Mark Dindal La cosa più bella è l'esagono. È un pezzo di cielo che una notte cade in testa al piccolo Chicken Little. Poi scopriremo che si tratta
in realtà del frammento di un'astronave aliena, ma poco importa: quest'esagono ha la capacità di riprodurre sulla sua superficie qualsiasi cosa si trovi dietro di sé, come
una lastra fotografica in perpetua mutazione. È un bel momento di meraviglia visiva, al quale purtroppo il resto del film non si accoda.Da quella notte è passato un anno. Strillando a squarciagola che il mondo sarebbe stato annientato da una "ghianda gigante" piovuta dallo spazio, Chicken Little fece piombare la sua cittadina di Querce Ghiandose nel più frenetico terrore. Da allora il pulcino è universalmente bollato come ciarlatano, e nemmeno suo padre crede più a ciò che dice. Per recuperare la stima perduta, il piccolo si iscrive alla squadra di baseball della scuola e contro ogni previsione la trascina alla vittoria. Finalmente la vita gli sorride... ma ecco che un altro oggetto misterioso gli cade addosso dal cielo. E non è una ghianda. Esplicitamente rivolto a spettatori sotto i dieci anni, la prima produzione Disney interamente concepita al computer segna un ritorno alle "carinerie" dello stile pre-Pixar, con l'utilizzo di canzoni di commento (peraltro abbastanza brutte) e di situazioni già viste e banalmente sviluppate. La trama esordisce come un racconto di formazione; cede poi tutta la parte centrale ad una sfida di baseball assai poco motivata, che pare il solito stratagemma per solleticare i gusti facili del pubblico americano; l'ultima mezz'ora abbandona infine ogni problematica adolescenziale per un'imprevista virata sul fantascientifico, sviluppando una parodia piuttosto riuscita da La Guerra dei Mondi, con innesti vari da Signs e King Kong. Sarà questione di gusti, ma i personaggi di Chicken Little non emanano quell'impasto di credibilità e di simpatia immediata che era connotato "naturale" di figure come
il trio de L'Era Glaciale o il duo di Monster & Co. In varie sequenze l'azione si fa eccessivamente convulsa (spesso certi cartoni
confondono la rapidità con la comicità); ma la vera pecca sta nella mancanza quasi totale di quelle situazioni di farsa allo stato puro, quelle coreografie da cinema muto che
sanno generare una risata "piena" e accomunano adulti e bambini in un divertimento antico (un esempio per tutti da Madagascar: l'arrivo dei
quattro protagonisti sull'isola e la loro laboriosa ed esilarante uscita dalle gabbie). Il rapporto tra padre e figlio unico (cardine della poetica Disney) sembra una pallida
eco di quello, struggente e verissimo, raccontato in Alla Ricerca di Nemo, apice dell'animazione dell'ultimo decennio. Infine, provoca un certo
fastidio questa losca morale del "vincere per essere amati", questo infido amore paterno che sboccia solo nel momento in cui Chicken Little trionfa nel torneo di baseball. La
vera grandezza (Gli Incredibili insegnano) sta nell'arrivare secondi. E i figli si amano anche se perdono una partita. O se hanno una pinna
più corta dell'altra.
© 2005 reVision, Dante Albanesi |
|