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La Fabbrica di CioccolatoCharlie and the Chocolate Factory - 1h 55'
Regia: Tim Burton "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" di Roald Dahl venne pubblicato nel 1963; nel 1971 Mel Stuart lo adattò per il cinema affidando
il ruolo di Wonka a Gene Wilder; nel 2005 Burton riprende la storia, sposta l'attenzione sul piccolo Charlie facendone il doppio di un Wonka a cui Depp offre un'interpretazione
ambigua, a tratti inquietante.Il mondo di Burton il gotico, lo sperimentatore, l'alchimista, s'incontra con quello favoloso di un personaggio solitario, infantile, un mondo che si racchiude in una fabbrica all'esterno uguale a tante altre ma all'interno molto più vasta della superficie che occupa. Nelle mani di Burton Wonka diviene un adulto bloccatosi allo stadio di un'infanzia infelice, castrante, in cui la forte incomprensione con il padre diviene il motore per creare un mondo dove il cioccolato è la misura di una realizzazione personale. Se Wonka vive al di fuori del mondo reale, è nemico della famiglia (Willy non riesce nemmeno a pronunciare "parenti" come Fonzarelli non riusciva a dire "ho sbagliato") e ha come unici compagni di vita gli Umpa Lumpa (in realtà una copia esatta l'uno dell'altro moltiplicata in digitale, tanto sembrano rimandare ad una loro immaterialità quasi fossero immaginari persino all'interno della stessa storia), Charlie sembra essere il meglio di un possibile se stesso, capace di rinunciare ad una fortuna pur di rimanere con i genitori e i nonni, un bimbo povero come un personaggio di Dickens che vive in una casa che sembra essere uscita direttamente da The Nightmare Before Christmas, un ragazzino la cui diversità è accentuata dalla collocazione in un microcosmo sospeso nel tempo (la relazione tra Wonka e Charlie si rivela persino negli abiti dei Bucket nello stile degli anni in cui si svolge l'infanzia di Wonka). Charlie e Willy, due "diversi" che cercano di conquistarsi un proprio spazio nella logica degli uomini (è la tematica di Burton) consapevoli di aver bisogno l'uno dell'altro. Autocitazioni (per tutte la bicicletta/motorino di Pee Wee) e citazioni da film altrui (in primis la sala televisione 2001, Odissea
nello Spazio con tanto di monolite/tavoletta Wonka, poi la doccia di Psycho) per rovesciare completamente il film del '71, persino nel finale ritardato nella sua conclusione.
Se nel primo Wonka informa Charlie che sarà suo erede chiedendogli di trasferirsi con l'intera famiglia da lui, qui Wonka tenta dapprima di lottare ancora contro il concetto di
famiglia proponendo al piccolo di escluderla dalla propria vita, per poi riconciliarsi con il passato (tempo del quale Wonka porta le tracce nei denti perfetti e nelle mani coperte
da guanti di lattice come quelli usati dal padre dentista).L'infanzia vista da Burton è sempre infinitamente più interessante di quegli adulti che hanno dimenticato la propria, rei di essere distratti, cinici, competitivi, come i genitori degli altri vincitori del biglietto d'oro, le piccole copie esasperate dei padri e delle madri. L'idea d'infanzia di Burton non è mai scontata, edulcorata, pacifica, perché non esistono vere barriere tra i suoi adulti e i suoi bambini, la sua idea è di un mondo in cui la fantasia è la realtà, in cui le cose che si dicono o non sono come ci si aspetta che debbano essere o si realizzano allo stesso preciso modo in cui sono dette (geniale il viaggio per il mondo di Wonka da bambino esauritosi in un giro al museo delle bandiere e altrettanto geniale il suo rientro a casa per scoprire al suo posto il vuoto lasciato tra gli altri edifici, fatto che compie la minaccia di suo padre, cioè che al suo ritorno non lo avrebbe ritrovato). La Fabbrica di Cioccolato si chiude con casa Bucket immersa nel giardino di cioccolata e dolciumi di Wonka, dentro quel mondo di colori che contrasta con il grigio della città, dentro infine quella fantasia dove la neve artificiale, se non si fossero palesate le macchine che rendono concrete le fantasie, sarebbe apparsa vera. Il cerchio si chiude e la fabbrica di Willy Wonka si confonde con lo studio cinematografico in cui Burton ha compiuto la sua ennesima magia rendendo eccezionale anche il più piccolo, almeno sulla carta e almeno secondo alcuni, dei film. A noi bambini è piaciuto tantissimo. © 2005 reVision, Emanuela Liverani |
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