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Charlie's Angels

1h 36'

Regia: McG



Non si può prendere sul serio fino in fondo Charlie's Angels, ennesimo format televisivo - ideato da Ivan Goff e Ben Roberts nel 1976 - trasferito sul grande schermo, dove quel che conta per i realizzatori è tenere in considerazione innanzi tutto l'evoluzione del gusto contemporaneo. D'obbligo, dunque, il brivido parossistico della velocità, con riprese ottiche fulminanti che riescono a filmare l'impossibile come le già note pallottole in corsa e le imprese delle protagoniste, dei Bond in gonnella (si fa per dire), che impiegano tutti i mezzi di trasporto possibili. Sono preferiti in questo caso le auto da corsa, l'elicottero, il motoscafo fuoribordo e un aereo di linea.
Il film inizia facendo il verso a un altro serial del piccolo schermo, Mission: Impossible (la prima sequenza è in pratica uguale al film di John Woo in cui il falso Tom Cruise a quindicimila metri d'altezza si toglie la maschera), mentre sullo schermo del boeing scorrono le immagini di un altro noto telefilm, TJ Hooker, che è diventato film per il disappunto di uno spettatore purista (il rapper LL Cool J). Così il gioco è fatto. Charlie's Angels dichiara tutta la sua leggerezza prendendosi ironicamente in giro. I materiali pulp-pop, la storia delle immagini televisive e non di trenta e passa anni è rimasticata senza alcuna nostalgia.

I titoli di testa sono quasi quelli originali della serie degli anni settanta. Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu sostituiscono egregiamente Farrah Fawcett, Jaclyn Smith e Kate Jackson (poi Cheryl Ladd, Shelley Hack e Tanya Roberts) nei ruoli di Nathalie, Dylan ed Alex, con la seduzione anni novanta che confida più sui centimetri di pelle scoperta che sulle allusioni sessuali. Energia e azione si lasciano completamente assistere dalla tecnologia, dagli effetti speciali supervisionati da Cheung-Yan Yuen (The Matrix), che confermano la supremazia delle arti marziali per creare duelli incredibili, sospesi in aria, balletti e numeri da musical.
I popcorn movie vincono spesso, perché solleticano l'anestesia del pensiero contro l'eccitazione senza limiti dei sensi. Il punto è che qualche volta si sobbalza di fronte al product placing della nota marca di un cellulare o di fronte alle mirabilie elettroniche di satelliti e computer portatili. Ma è solo un sospetto. La regia di Joseph McGinty Nichol (alle spalle una lunga formazione di spot pubblicitari e videoclip) ha l'estetica e i tempi dei commercials. Così di fronte ad alcuni clamorosi ralenti delle chiome fluenti e sospese delle belle ragazze e le bianchissime dentature, non possiamo fare a meno di pensare, come ha del resto suggerito Todd McCarthy di "Variety", alle pubblicità di shampoo e dentifrici.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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