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The Cell1h 47'
Regia: Tarsem Carl Stargher (Vincent D'Onofrio) è un serial killer. Uno psicopatico che rapisce le sue giovani vittime per rinchiuderle in una prigione trasparente. Le pareti della cella sono costituite da vetri attraverso i quali il maniaco filma le sue prede. Poco a poco la cella si riempie d'acqua. Quaranta ore di agonia prima della morte per annegamento per la sfortunata. Un macabro rituale che prosegue nella cantina del mostro. Il corpo esanime viene lavato in un bagno di candeggina e inciso da orribili tagli. La donna assume così l'apparenza di una bambola di pezza. Il trastullo sessuale di Carl.Catherine Deane (Jennifer Lopez) è una psicologa infantile. Grazie ad un complesso e futuribile sistema di trasferimento mentale (Sistema di Trasferimento Sinaptico) è in grado di entrare fisicamente nella mente dei suoi piccoli pazienti. La sua mansione è quella di cercare di (ri)svegliare agendo dall'interno la mente dei bambini in coma. Peter Novak (Vince Vaughn) è un agente dell'FBI. Il suo incarico: scovare ed arrestare Carl Stargher prima che possa nuovamente nuocere. Quando l'incubo sembra finito con l'arresto di Carl da parte delle forze dell'ordine, ecco scattare la nuova sfida. Ci sono quaranta ore circa per salvare l'ultima preda di Carl. Il maniaco non può parlare, non può ascoltare, è in uno stato catatonico sin dal momento del suo arresto. Solo la sua mente addormentata può svelare il luogo ove si nasconde la cella che imprigiona la sua ultima vittima. E' in questo contesto che entra in azione Catherine chiamata dall'FBI a penetrare fisicamente la prigione/mente nella quale si trova rinchiuso il mostro. La posta in gioco è la vita di una giovane ragazza innocente. The Cell è il primo film del regista indiano Tarsem, già direttore di famosi videoclip ("Losing my religion" dei R.E.M. ad esempio) e spot pubblicitari (tra i quali alcuni per la Levi's). Personaggio parzialmente alieno rispetto al mondo occidentale, figlio di una cultura come quella indiana in grado di coniugare perfettamente tecnologia e fantasia.Celato dietro l'appartenenza al genere serial killer, The Cell si rivela come un film contraddittorio e destabilizzante. Destabilizzante proprio nei confronti dei codici del genere a cui parrebbe a prima vista voler appartenere. The Cell è un film visivo e visionario. L'immagine è la vera padrona dello schermo. Nei film sui serial killer padrona è l'azione, il fine ultimo della racconto è la suspance. Per lunghi tratti temporali in The Cell non accade nulla. Tutta la tensione narrativa è incentrata sulla caccia, più o meno articolata ed emozionante, all'assassino da parte delle forze dell'ordine. In The Cell dopo pochi minuti il cattivo è già nelle mani dei buoni. La dicotomia oppositiva killer/cattivo contro poliziotto/buono regge anche nei casi più estremi e complessi (ad esempio ne Il Silenzio Degli Innocenti). In The Cell il primo, falso, antagonista del killer è una psicologa infantile. Ma il vero e proprio antagonista di Carl è Carl stesso. Carl adulto/cattivo contro Carl bambino/buono. Il bene e il male nella stessa persona, il diavolo e l'angelo nella stessa mente. Questi elementi oggettivi portano quindi a considerare il film come una riscrittura fortemente visiva del tema del serial killer. Già perché gran parte del film si svolge proprio nella mente dei protagonisti. L'azione lascia il mondo reale e si sposta nell'immaginifico spazio della mente umana.Un mondo a parte che permette di dare libero sfogo al talento visionario del regista. E' in questi luoghi invisibili all'occhio dell'uomo che il senso della vista diviene dominante. Il film inizia così a pensare visivamente. La mente dello squilibrato è un pastiche gotico industriale. Colori freddi, forme ben definite, superfici taglienti e pericolose. Uno spazio popolato da mostruose donne/bambole a rappresentare le vittime del carnefice. Un zona all'interno della quale non hanno più valore le logiche di spazio, tempo e luogo. La macchina da presa è così svincolata dalle leggi del mondo reale. Rapide accelerazioni, brusche frenate, movimenti inconsueti, il tutto si dipana come uno stream of consciousness cinematografico davanti agli occhi dello spettatore. Duplice presenza dominante nel mondo interiore della mente è quella di Carl. Mostruoso e onnipotente demone del suo mondo malato, piccolo e spaurito bambino vittima dei soprusi di un padre, se possibile, ancora più mostruoso di lui. In contrapposizione lo spazio mentale della bella Catherine. Un mondo fatto di colori pastello, di morbide superfici rassicuranti, richiami alla simbologia religiosa. A metà strada tra un quadro naif e una processione religiosa. Mentre Carl adulto è raffigurato come un demone alato, Catherine è mostrata come una madonna benevola e protettiva. Bene e male non sono più creati nella loro opposizione a livello della trama, ma sono le immagini, i simboli a stabilire cosa è bene e cosa è male.Nella complessa iterazione tra il mondo reale e il mondo mentale dei protagonisti si sviluppa tutto il film. E' chiaro allora che la cella del titolo non è più solo il recipiente del mondo reale dove Carl rinchiude le sue prede, ma la riproduzione concreta e tangibile del luogo mentale all'interno del quale si trova recluso Carl bambino. Lo spazio fantastico dove il piccolo Carl gioca con il suo cavallo. Maestoso destriero che diviene un chiaro simbolo di libertà e fuga, figura retorica letteralmente fatta a pezzi in una delle sequenze più riuscite della pellicola. Reale e simbolico, mondo esterno e mondo interiore, si alternano in una suggestiva catena emozionale resa concretamente percepibile all'occhio dello spettatore. Nel serrato montaggio alternato che porta verso la conclusione della vicenda, la corsa contro il tempo per liberare dalla cella l'ultima vittima è visivamente collegata al tentativo da parte di Catherine di liberare la mente di Carl dai suoi demoni. Sarà Carl bambino a donare la sua vita per la salvezza della ragazza rinchiusa nella cella. Vita e morte si sfiorano e si carezzano in questo ambiguo finale dai toni vagamente moraleggianti. © 2000 reVision, Fabrizio Pirovano |
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