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Celebrity

1h 53'



Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto.
New York: Manhattan, l'East Side, il Guggenheim Museum. Discoteche, sfilate di moda, set cinematografici, sale di proiezione. I luoghi sacri dove si riunisce la nuova corte delle celebrità. Spazi divenuti celebri per osmosi all'interno dei quali la corte celebra i suoi riti. Amori occasionali e interessati tra attori/cavalieri e modelle/dame, dove le audaci imprese amorose vengono raccontate, trionfalmente esibite come valenti trofei di guerra. Sopra la tribù domina attenta la Celebrità. Bizzosa e capricciosa divinità (post)moderna alla quale Woody Allen dedica il suo ultimo film. Per rimanere in tema si potrebbe qui parlare di Mighty Celebrity. Allen ama "citarsi addosso". Eccolo allora riproporre, sotto una nuova luce, personaggi e tematiche già presenti in Manhattan (1979) e Sturdust Memories (1980). Di Manhattan oltre che gli spazi di cui sopra, luoghi abitualmente frequentati dal regista, Allen rivisita, a distanza di quasi vent'anni, il tentativo di ridefinizione della cultura di appartenenza sulla quale ruotava gran parte della querelle verbale dell'opera. Celebrity porta all'eccesso parodico la cultura narcisista, snob, e ipocrita già presentata in embrione con Manhattan. Da Sturdust Memories il film riprende il discorso sulla celebrità, analizzandone senza falsi moralismi i suoi pregi e difetti. La celebrità e vissuta dal personaggio interpretato da Allen come un pesante e fastidioso fardello. Ma se in Sturdust la riflessione è condotta a livello intimista e personale, in Celebrity il discorso assume una valenza più generalizzata. Da fenomeno di introspezione personale a fenomenologia sociale. Da pesante fardello personale a dono utile e indispensabile nella società dell'immagine. Questo mutamento segnala il passaggio da una fase cupa e riflessiva della vita del regista (Sturdust Memories) ad una più serena e disincantata (Celebrity), dove anche la celebrità può divenire fonte di piacere.

L'ultima fatica di Woody Allen è un'opera corale, sinfonia a più voci, che trova il suo leit motiv nelle vicende tragicomiche di una coppia "normale" sposata. New York. Furiose litigate a Central Park. Storie di coppie in crisi. Tutti cliché appartenenti ormai alla già citata tradizione alleniana. In questo caso la coppia è quella formata dal giornalista paparazzo Lee (Kenneth Branagh) e dalla nevrotica e insignificante moglie Robin (Judy Davis), semplice insegnante elementare. Lui, pronto a sacrificare il suo rapporto matrimoniale allo scintillio dello showbitz, in pratica andando a letto con qualsiasi donna in odore di celebrità; lei che alla celebrità non pensa minimamente. Una vicenda intima, personale, che viene letteralmente proiettata in un ambiente pubblico. Non a caso uno dei litigi tra i due ex coniugi si svolge proprio durante una proiezione cinematografica. Divinità indisponente, la Celebrità riserverà ai due personaggi principali un ben diverso trattamento. Lee troverà finalmente la sua felicità anni luce lontano dai tentacoli della celebrità, nelle braccia fragili di una giovane comparsa (Winona Ryder). Robin avrà la sua realizzazione personale e professionale grazie ad uno dei mezzi preferiti dalla celebrità: la televisione. Una nuova Robin, tutta lustrini e paillette, diva del gossip quotidiano e sposa di un importante e potente produttore televisivo (Joe Mantegna).

Celebrity è una rappresentazione impressionista di questo mondo. Poche pennellate, pochi e ben mirati personaggi. Situazioni apparentemente disgiunte, quasi sovrapposte senza logica l'una all'altra, per ottenere un mirabile quadro d'insieme. Un ritmo narrativo frenetico che rispecchia fedelmente la straboccante verbosità dei personaggi. Dall'attore irascibile e violento nella vita privata e idolatrato dal pubblico (Leonardo Di Caprio che interpreta Leonardo Di Caprio), ai legali rappresentanti dell'ultima intellighenzia newyorchese, fino agli insulsi ospiti della TV spazzatura. Tutti impegnati in lunghissime disquisizioni sul nulla, in interminabili contese verbali sul vuoto. Amleticamente e coscientemente bloccati nell'agire dall'incessante fluire libero delle parole. Un ritratto certamente non consolatorio e soddisfacente della società contemporanea, legata più all'immagine che al contenuto, alla sottigliezza grammaticale più che al soggetto. "Ogni cosa è immagine" come esclama uno dei personaggi del lungometraggio. Con la benedizione di Andy Wharol e della Pop Art e il buon guadagno dei chirurghi estetici. Il film analizza i meccanismi della celebrità, alla ricerca di regole assolute e rassicuranti. Famoso è chi recita in un film, chi legge le previsioni del tempo alla televisone, chi distrugge la suite di un grande albergo o chi giace immobile da diversi anni in coma in una stanza d'ospedale. Nessuna regola, nessun perché. La Celebrità si rivela, nel vuoto pneumatico di valori reali, come soddisfacente valore sostitutivo. Qualità aleatoria legata al caso e alla fortuna. E' la Celebrità a scegliere i suoi adepti, o sono gli uomini a ricercarne costantemente i servigi? E' forse nella affannosa ricerca della risposta a questa domanda che il film chiede aiuto allo spettatore. Una invocazione che arriva direttamente dal cielo. Un "HELP" scritto a lettere cubitali nel cielo di New York grazie al fumo di un biplano che volteggia tra i grattacieli della Grande Mela. Grido silenzioso ma ben visibile che apre e chiude il film.
Sesso orale, buffe trasmissioni televisive, facoltosi tycoon impegnati in colazioni di lavoro, registi europei di culto, proiezioni evento, prostitute che affermano di saper scrivere come Cechov e nani dalle prodigiose doti circensi. Un grande caos figlio (il)legittimo della celebrità che necessita forse di un grande aiuto per tentare di essere decifrato.

© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano