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La Neve Cade Sui Cedri

Snow Falling On Cedars - 2h 05'

Regia: Scott Hicks



Tra cedro e sidro non c'è molta differenza. Non dal punto di vista del frutto, e nemmeno della bevanda (chi può dimenticare l'essenziale cedrata Tassoni, vero caposaldo dell'easy entertaining anni Settanta), ma da quello dei film. Tra Le Regole Della Casa Del Sidro e La Neve Cade Sui Cedri corre una sottile identità formale, giocata sulla qualità estrema, quasi patinata della confezione, sull'origine letteraria, da bestseller per la precisione, sull'ambientazione, arrampicata a vario titolo negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Che non debbono essere stati facili, negli Stati Uniti, né per gli orfani, né per i medici abortisti, né per gli immigrati giapponesi. Di questi ultimi Scott Hicks si occupa traducendo il romanzo di David Guterson, e costruendo in pratica il contraltare tematico dell'Impero Del Sole. C'è di tutto, dalla persecuzione all'amore contrastato, dall'omicidio alle schermaglie giudiziarie in un film congelato in un'accurata ricostruzione d'epoca, e nell'attenta perfezioni dei toni scuri della sua fotografia, calibrata per riprodurre la fredda ambientazione dello stato di Washington, ove tutti i duelli sono agiti. Meccanismo narrativo che sposta l'ago del tempo avanti e indietro di quasi dieci anni, dal processo ad un pescatore di origine nipponica, accusato di aver ucciso un pescatore "occidentale", all'amore tra l'attuale moglie dell'imputato e un reporter che segue la vicenda, andato in scena più o meno all'epoca di Pearl Harbor.

Soffre, il film, di almeno due problemi. Il primo è connaturato alla sceneggiatura, affidata al professionista della penna hollywoodiana Ron Bass, ma incapace di liberarsi dai barocchismi e dalle prolissità che caratterizzano lo stile di Guterson. Il peso è aumentato a dismisura dall'azione registica di Hicks, altra personalità cui difettano in egual modo la misura e la sintesi. In Shine lo aiutavano molto la leva del sentimento, la musica e la novità. Qui il tema del razzismo è imbalsamato, privo di quella vivacità che rendeva interessante L'Impero Del Sole. Le grandiosità sono tutte per i paesaggi innevati, per gli scorci d'epoca, per i grandi silenzi. Messo in debito conto che Hicks non ha Geoffrey Rush, ma Ethan Hawke (e, bontà sua, anche Sam Shepard), si può concludere che La Neve Cade Sui Cedri pecca paurosamente nel ritmo, mai ravvivato dai passaggi presente e passato, s'incanta nel voler essere "sociale & documentario" a tutti i costi, attraversa una serie di luoghi comuni senza il necessario distacco. Una buona professionalità non serve a molto, quando latitano e le cose da raccontare, e i convincenti mezzi per farlo.

© 2000 reVision, Riccardo Ventrella



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