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Central Do Brasil

1h 55'



Carrello a sinistra. E' una delle maniere più semplici di prendere in giro un critico, quella di dirgli che per lui una donna in lacrime che corre può essere semplicemente un carrello a sinistra. In realtà, se si vuole parlare di cinema ma ci si ostina a lasciare da parte la tecnica, si corre un rischio forse peggiore. Si corre il rischio di commentare un lungometraggio come Central Do Brasil di Walter Salles semplicemente sulla base della trama. Ci vuole poco: in fondo, il film racconta solo le avventure di una donna di mezza età e di un bambino per le strade del Brasile contemporaneo. Da qui, l'inevitabile etichetta di neorealista che buona parte della critica ha superficialmente appioppato a Salles ed al suo film.
Quello che in pochi hanno cercato di capire, invece, è che il cinema di Salles ha subito anche altri influssi oltre a quello di De Sica (se a questo punto vi è venuto in mente Christian De Sica, è meglio che smettiate di leggere e vi rivediate, di fila, Ladri Di Biciclette, Umberto D. e Miracolo A Milano. Il rapporto genetico che lega Vittorio e Christian De Sica dovrebbe essere studiato da Cronenberg in un film sulle mutazioni tipo Brood). Tra gli influssi e gli amori cinematografici di Salles vi sono, ad esempio, il cinema americano indipendente e d'autore (e Central Do Brasil non può che far pensare a Gloria di Cassavetes o a Alice Non Abita Più Qui di Scorsese), e il primo (ed unico) Wenders. E' un cinema, quello di Salles, colto e consapevole, essenziale ma raffinato nelle scelte di regia, che cerca di coniugare la semplicità del neorealismo con il fascino per i paesaggi e le immagini desolati del nuovo cinema tedesco e con il lavoro sugli attori del cinema americano più intelligente.

Central Do Brasil è un film strano, apparentemente semplice e immediato nel suo farsi ma in realtà sottilmente calcolato. Sembra lo splendido sogno di un dilettante, del Truffaut teorico che vagheggiava di unire la libertà di Renoir nella direzione degli attori e il controllo assoluto di Hitchcock su tutti gli elementi della messa in scena. Per spiegarci meglio, torniamo al carrello a sinistra iniziale: è l'espediente tecnico che Salles sceglie in alcune situazioni chiave ricorrenti del film, come quella dei protagonisti che corrono in mezzo alla folla di una stazione o di una processione religiosa. Il poco più che trentenne regista brasiliano sceglie di tenere a fuoco i protagonisti e di lasciare che i volti ed i corpi davanti e dietro a loro siano fuori fuoco. Il risultato è quello di una frenetica impressione di movimento, ottenuta con un semplice carrello, qualche comparsa ed un diaframma aperto.

Massima semplicità, massima efficacia. Riguardatevi la scena in cui il piccolo protagonista arriva nella casa che crede essere di suo padre: basta un primo piano su di lui e un colpo di vento sui panni e sugli stracci stesi per dare a tutta la situazione un grande impatto emotivo. Salles lavora così: unisce alla semplicità e alla pianezza del neorealismo la precisione negli effetti e l'impatto emotivo del cinema americano indipendente; alla ricerca sugli attori (straordinario il volto della protagonista) una grande cura nella scelta e nella ripresa delle location.
E' vero, come hanno detto alcuni, che la sceneggiatura di Central Do Brasil non è granchè originale. Ma questa pecca passa decisamente in secondo piano rispetto al modo in cui il film è girato. Guardatevi il pianto della protagonista, nascosta da un vetro opaco, quando il camionista che ha iniziato a corteggiare l'abbandona. Guardatevi il modo in cui vengono raccontati l'assalto ai treni nella stazione in cui lavora la donna, l'arrivo dei pendolari, la violenza quotidiana. E poi c'è qualcos'altro che importa nella sceneggiatura (scontata) di Central Do Brasil : il fatto che essa lascia emergere, nelle proprie zone d'ombra, tra le righe della narrazione, un ritratto del Brasile contemporaneo di grande forza e crudezza. E in questo il cinema di Salles è, davvero, neorealista. Central Do Brasil sembra nato dallo stesso sentimento che Dora, la protagonista, confessa alla fine del film: "Ho nostalgia di tutto". Salles ha nostalgia del cinema che ha amato, ha nostalgia delle stazioni e delle pianure del suo Brasile. Ha nostalgia dell'arte e della vita. Central Do Brasil è entrambe, fuse con una forza ed un equilibrio davvero ammirevole.

© 1999 reVision, Fabrizio Bozzetti



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