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Cavalcando Col Diavolo

Ride With The Devil - 2h 14'

Regia: Ang Lee



Da cineasta eclettico, buon mestierante ed imitatore di stili qual è, il taiwanese Ang Lee (da diversi anni negli USA) si applica all'argomento bellico di Cavalcando Col Diavolo con l'obiettivo di coniugare l'azione concitata della battaglia e il dramma dei sentimenti.
Racconto di formazione ispirato ad una sorta di "patriottismo critico" che ripensa la Guerra di Secessione (1861-65) alla luce della poca gloria e della molta vergogna che sono in ogni guerra, Cavalcando Col Diavolo è anzitutto il ritratto di un prototipo dell'americano moderno, un giovane figlio di immigrati tedeschi che è messo nelle condizioni di interpretare dialetticamente il conflitto di valori (prima che di eserciti) in atto, per trarne una lezione preziosa. Al giovane Jake presta il volto Tobey Maguire, attore interessante visto in Pleasantville, che riesce a infondere al personaggio le doti di adattabilità, capacità autocritica e indipendenza di giudizio in virtù delle quali saprà modificare, nel corso dell'esperienza, l'opinione sui neri, sui nordisti e sulle donne; e il cambiamento non avverrà per superficiali entusiasmi né per rovelli interiori, ma attraverso la ragione. Non così faranno i suoi rigidi amici, arroccati sulle posizioni del retaggio e del privilegio; inevitabilmente - è nella logica stringente di questo film - troveranno la morte.

Partendo dal romanzo di Daniel Woodrell "Woe to live on" del 1987 (uscito quest'anno in Italia come "Cavalcando col diavolo", edito da Le Vespe), lo sceneggiatore James Schamus mette mano alla vicenda non senza trovarsi nelle più tipiche indecisioni dell'adattamento: la voce narrante del protagonista legge allo spettatore brani di lettere alla madre che legano gli episodi e fanno procedere l'azione; nella seconda parte del film questo procedimento viene abbandonato per favorire piuttosto i dialoghi (tutti in qualche modo "letterari") con le immagini ridotte al rango di illustrazioni.

Il regista Ang Lee, che già aveva "illustrato" Ragione e Sentimento, pare a disagio con fabula, luoghi e personaggi; incapace di far sentire (se non tramite il testo di partenza) l'evoluzione di Jake, poco interessato agli altri caratteri (che confluiscono in una massa indifferenziata), egli accorda al paesaggio appena una funzione di saltuario contrappunto. Il lavoro sulle scene di battaglia è poco consistente, mentre nei lunghi passaggi narrativi in cui la banda sudista in clandestinità è braccata dal nemico, la regia non trova il modo per "costruire" un fuori-campo di suoni, rumori e movimenti che si contrapponga allo spazio claustrofobico dell'inquadratura sullo schermo.
E' un film di circostanza, Cavalcando Col Diavolo e questo spiace soprattutto per l'inclinazione critica del racconto che poteva suggerire una variazione del genere bellico in senso europeo, sulla scorta della meditazione di Marco Bellocchio su von Kleist (Il Principe Di Homburg). Ma sbarazzatosi della componente filosofica della narrazione, al film non riesce di risolverla in termini spettacolari: per cui s'impone un sentimentalismo, come soluzione di ripiego, confinante nel comico involontario ogni qual volta l'occhio dello spettatore cade sui tremendi parrucconi dei sudisti.

© 2000 reVision, Luca Bandirali





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