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La Strada Verso Casa

Wo De Fu Qin Mu Qin - 1h 40'

Regia: Zhang Yimou



Zhang Yimou è un regista raffinato quanto virtuoso. Sa bene cosa ottenere da ogni inquadratura. Ciascuna sequenza è depositaria di una retorica efficace: e dal punto di vista del racconto e delle immagini che lo caratterizzano. La visione è inglobata dentro un meccanismo diabolico ad orologeria che è pronto ad esplodere. I climax drammatici sono le tappe obbligate del percorso. All'inizio, in un'atmosfera ardente e funesta descritta attraverso una gelida fotografia tendente al bianco e nero, apprendiamo dalle parole di un giovane la scomparsa del padre, che si è allontanato dal villaggio durante una terribile tormenta di neve. Ammalatosi gravemente ai polmoni infine è morto. Era stato per quarant'anni il maestro di quel villaggio cinese tra le montagne. Il figlio, che viene dalla città, ascolta le richieste della madre: portare la salma del marito sulle spalle degli abitanti del villaggio, fino alla strada verso casa e poi al cimitero, una lapide che sovrasti la vecchia scuola; è un'antica usanza ormai scomparsa da quando ci sono le macchine che hanno sostituito l'uomo. Infatti, il calendario segna l'anno 1999 e ci sono attaccati alle pareti perfino due manifesti di Titanic di James Cameron.

Il film balza con un semplice stacco dall'oggi al passato, al 1958. Così inizia la storia "in presa diretta" della giovane coppia, Lou maestro appena nominato e proveniente da Shangai, Zhao, la più bella fanciulla del paese, che vuole sposare l'uomo che ha amato dal primo sguardo, infrangendo le regole dei matrimoni combinati. Il viaggio nel passato è coloratissimo. È davvero un tourbillon di quadri mirabili, di paesaggi ripresi nel loro più splendido incanto e nel variare delle stagioni, così come suggerisce il ritornello del maestro agli allievi: dopo l'inverno vien la primavera. Ed è anche un viaggio nella memoria delle tradizioni. Non a caso le prime sequenze ritraggono le greggi che corrono beate per i campi, mentre la piccola comunità esprime affettuosa solidarietà nei confronti del nuovo maestro che sarà ospitato a turno dalle stesse famiglie del paese. Secondo la tradizione, la scuola è costruita dagli uomini, le donne intanto preparano le vivande per alleviare il duro lavoro. Zhao tesse anche un nastro rosso che avvolgerà l'architrave della futura scuola. Ed è grazie al vecchio pozzo che i due innamorati potranno avvicinarsi l'uno all'altra, anche se Zhao fa di tutto per incrociare l'amato e percorre avanti e indietro i sentieri delle montagne.

Il racconto tende così ad enfatizzare, in un ritratto "programmato" assolutamente positivo, il passato glorioso di un paese, mentre il triste presente vede l'abbandono dei giovani, che devono trasferirsi in città per trovare lavoro, cosicché nei paesi sono rimasti soltanto gli anziani. Le macchine hanno rimpiazzato gli strumenti antiquati dei contadini (tant'è che il capo del villaggio suggeriva di portare il defunto con il trattore) e i pozzi sono stati sostituiti da un nuovo acquedotto. Yimou riesce a dire questo coacervo di banalità nostalgiche con tutto il romanticismo di cui è intrisa la storia d'amore. Non mancano le sottolineature irritanti: le lacrime che, al momento giusto, scorrono copiose sul viso, ed il furore patetico delle dissolvenze incrociate e delle sovrimpressioni. È un cinema di serie A, si direbbe, ma privo di dubbi, di istanze che lo spingano verso l'ignoto. La mdp è lo strumento che dovrebbe sorprenderci semplicemente con il gesto della registrazione di immagini. In La Strada Verso Casa questo non accade, la prevedibilità ha spesso la meglio, ed è difficile dire cosa sfugga al sapiente controllo di Yimou.

© 2001 reVision, Andrea Caramanna