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Fantasmi Da MarteJohn Carpenter’s Ghosts Of Mars - 1h 40'
Regia: John Carpenter Il film di Carpenter è un film spiazzante. Un film doppio. Aperto sia al suo interno, nei riguardi
dei personaggi e della narrazione, che verso l’esterno, nei riguardi delle possibili interpretazioni, ad una duplice lettura.Marte è una colonia terrestre. Il pianeta viene sfruttato per le sue infinite risorse minerarie. Un gruppo di poliziotti viene incaricato di trasferire un pericoloso criminale di colore da uno sperduto avamposto minerario al capoluogo di Marte. La missione non sembra essere particolarmente rischiosa nonostante la pericolosità del detenuto. All’arrivo dei poliziotti l’avamposto si presenta però come una città fantasma. I pochi sopravvissuti, tra i quali il malvivente, raccontano di strane presenze ectoplasmatiche che si sono impossessate dei corpi e delle menti di tutti gli abitanti trasformandoli in barbari guerrieri assetati di sangue. Ben presto anche il manipolo di poliziotti dovrà rendersi conto di quanto questi allucinanti racconti siano il fedele resoconto di una realtà da incubo. Per sopravvivere ai fantasmi di Marte dovranno ricorre all’aiuto di tutti i sopravvissuti, presunti assassini compresi. Nel film si assiste con stupore al rovesciamento di alcuni canoni stabiliti della narrazione carpenteriana. In primo luogo il protagonista assoluto è una donna. Un affascinante e deciso tenente di polizia interpretato dalla bionda e formosa Natasha Henstridge. Un rappresentate della legge tanto attraente quanto letale nell’uso delle armi. Non più quindi Iena Plissken o l’ammazza vampiri James Woods ma una dolce donzella. La ragazza infatti non è soltanto il centro dell’azione cinematografica, ruolo che condivide con il detenuto Ice Cube, ma è il fulcro della narrazione. E’ lei a raccontare in flash back tutta la vicenda mentre è sottoposta ad interrogatorio da una commissione d’inchiesta paramilitare. L’intreccio è infatti un reticolo ad incastro, dove diversi piani temporali si sovrappongono seguendo i racconti dei vari protagonisti. Racconti evocati, ricordati ed esposti dalla giovane poliziotta, unica sopravvissuta della spedizione. Il film risulta così nettamente scisso in due unità che si compenetrano e compensano a vicenda. Una fabula lineare ricca di ossessivi riferimenti al tempo,
alle ore, ai minuti che trascorrono inesorabilmente e che vengono segnati da tutta una infinita serie di deadline. Uno stile narrativo
tipicamente legato al regista americano: basti ricordare l’importanza del tempo in un film come 1997 Fuga Da New York. Un intreccio
che mira a dilatare e ridurre a suo piacimento la fabula, a metterne in crisi il suo principio strettamente legato al tempo.
Lo stesso gioco di alternanze lo si individua nel rapporto che per tutto il film si stabilisce tra interno ed esterno, tra materiale e
spirituale. Non è un caso che i fantasmi di Marte rappresentino lungo tutto l’arco della vicenda una doppia minaccia. Minaccia sfacciatamente
corporea attraverso il loro aspetto orripilante e le loro intenzioni estremamente bellicose, e minaccia spirituale, eterea, sostanza fluttuante
capace di trasferirsi con estrema facilità da un corpo all’altro, da un ospite all’altro. L’orrore non è univoco e quindi più o meno
facilmente eliminabile, ma qualcosa di diverso e più pericoloso. Anche gli stessi esseri umani sono vittime di una loro duplice natura.
Costretti dalla vicenda a rappresentare i buoni, gli eroi pronti a tutto, sono in realtà gli invasori, gli sfruttatori contro i quali
gli spiriti del pianeta rosso si ribellano. Gli alieni, nel senso di estranei, su Marte sono gli uomini. La possibilità di una doppia
lettura, di un film ribelle confezionato e volutamente malcelato all’interno di un film più tradizionale, è una delle caratteristiche
che fanno di John Carpenter’s Ghosts Of Mars, e di gran parte dei film di Carpenter, un elemento di forte disturbo all’interno
del cinema mainstream americano.
© 2001 reVision, Fabrizio Pirovano |
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