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Canone Inverso

1h 45'

Regia: Ricky Tognazzi



Le parti fondamentali dell'ultimo film di Tognazzi dovrebbero esser la partitura musicale firmata da Ennio Morricone e la storia di formazione del giovane violinista ebreo Jeno (Hans Matheson visto in I Miserabili), con al centro i difficili rapporti tra padre e figli. Sono le corsie preferenziali per un percorso a caccia d'immaginario, di visioni che traboccano sentimenti, quelli d'amore, erotismo, e di amicizia tra adolescenti che frequentano lo stesso collegio e anche gli odi parentali, e quelli tra razze che convergono nel disordine apocalittico della terribile presenza nazista preolocausto.

Così il racconto procede senza soste, mostrando i visi, i corpi dei protagonisti, descrivendo con precisione le minime espressioni, sottolineate da brevi passaggi musicali, con assoluta prevedibilità del gesto filmico. Tognazzi tende soprattutto a limitare il campo delle inquadrature, privilegia i primi piani, stando addosso agli attori. Una sollecitudine di forte efficacia se si tratta di rivelarne/mostrarne lo stato emotivo, ricorrendo alla lacrima (o più di qualcuna). Ma tutto ciò nuoce alla suddetta costruzione di quell'Altrove visivo e immaginario che l'omonimo testo scritto di Paolo Maurensig, al quale il film si ispira, suggerirebbe, lasciando comunque assoluta libertà al lettore.

Il difetto maggiore del film è di aver cercato l'illustrazione visiva e di riproporla stancamente, senza che le vicende narrate influiscano più di tanto. Le immagini tendono verso il calore, suggeriscono melliflue passioni, alla lunga stucchevoli e retoriche, ogni movimento sembra dettato dalla necessità di sedurre chi guarda. Uno dei colori dominanti è il rosso, veicolo principale d'ogni intensa passione, che si ripropone in varie forme (i petali di rosa, la veste di Sophie) sollecitando lo spettatore verso le grazie fisiche dei personaggi con centimetri di nudo da spot pubblicitari.

Tra gli ambiziosi riferimenti sembra di cogliere un omaggio al polacco Kieslowski: quello della trilogia sui colori della bandiera francese (il colore rosso dava il titolo a uno dei film), ma anche quello di La Doppia Vita Di Veronica. L'elaborazione della musica extradiegetica, in altre parole la musica non suonata dai protagonisti, appare in difficoltà e quei pochi frammenti sonori d'accompagnamento potevano essere evitati, non risultare semplici riempitivi con uno stimolo così importante, la partitura "canone inverso", che può essere suonata dall'inizio alla fine e viceversa.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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