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Se Mi Lasci Ti CancelloEternal Sunshine of the Spotless Mind - 1h 48'
Regia: Michel Gondry Immersi nella dissonanza continua dell'immagine non si può che godere realmente
per una percezione inebriante. Si potrebbe far cenno allo splendore del vero
godardiano, del "montaggio sovrano" vertoviano, e cancellare con un colpo di
spugna definitivo i teatrini del realismo: sono tutti falsi ed impuri. Solo i
bambini con la loro inesauribile fantasia affastellante comunicano verità,
facendo collassare le forme del dire convenzionale.Charlie Kaufman e Michel Gondry sgretolano i meccanismi di costruzione del Razionale, analizzano i vissuti per rappresentarli solo come serie di tracciati sinaptici, e figurano la babele di segni, associazioni mnestiche che producono linee più marcate, collegamenti tra individui. Processi che nella storia di tutti gli innamorati sono comuni e scontati, ineriscono al principio vitale di una narrazione condivisa. Il film si appropria fisicamente della ragnatela di ricordi. Li propone nell'unica maniera possibile: il caos/caso emotivo, sentimento che elabora, modifica e distrugge le memorie. Per questo infine i protagonisti, sottoposti alla cura Lacuna (ma potrebbe essere il trattamento Lodovico di Arancia Meccanica), sviluppano anticorpi: perché il corpo-mente è sempre in grado di ribellarsi, di trovare ancora nuovi territori per costruire la (unica) follia d'amore, erotismo più generale verso la vita così com'è, sebbene la tentazione di cancellarsi alcuni ricordi abbia interessato ogni essere umano nel corso della sua esistenza. Cosa saremmo però senza il ricordo del dolore? Eternal Sunshine of the Spotless Mind celebra direttamente l’eternosplendore di una mente pura, senza vergogna, non condizionata dall'ordine adulto. Michel Gondry in Human Nature, uno dei film più sottovalutati di questi anni, aveva già affermato con immagini "pornografiche" la durezza/tenerezza di un altro luogo, quello della non civilizzazione. Man mano che gli ordini istituzionali procedevano verso l'educazione del selvaggio, più si evidenziava la sostanziale schizofrenia del Buon Ordine, che si palesava nella sua esclusiva consegna di depotenziare in toto l'organismo, derubricare le pulsioni del corpo per sostituirle con regole contro natura. L'ordine della natura è ancora eversivo, poiché si ribella alla cura sempre più goffa e grottesca. Michel Gondry rigenera il territorio aperto delle
elucubrazioni da Dottor Caligari, fantasmizza in modo terminale le scene, tanto
che non è più possibile ricondurle ad un ordine, ma solo alla sovrapposizione
senza tempo delle immagini (della mente, del mondo?). I luoghi sono così
definitivamente evanescenti perché non riconducibili all'equazione immagine
mondo/rappresentazione nel cinema classico. La scomposizione delle sequenze ha
certo una valenza decostruttiva e destrutturante, ma risulta ancora più
abbagliante delle tesi manipolatorie ossessive da Matrix a Paycheck
(dal sapore dickiano) e meno perverse del Memento di Nolan.In Gondry tale apparato ha una dimensione davvero "naturale", è una questione di leggerezza, tant'è che l'approccio da commedia è non solo possibile, ma più forte teoricamente. Certo quei geni di titolatori italiani non dovevano arrivare a tanto. Sono riusciti a cancellare con questo titolo "Se mi lasci ti cancello", osceno (proprio fuori da tutta la scena del film), la rivelazione di un eterno splendore, a ridurla alla ipotesi demente di una serialità comica che non esiste diffusamente al cinema, più che altro nella peggiore televisione o meglio nell’immaginario iconico banale della pervasiva mondosfera entertainment. Gondry figura anche la lontananza dell'essere dalla macchina scientifica. Le macchine tecnologiche che devono catturare la memoria sono davvero improbabili e l'unica concessione è quello schermo di un vecchio monitor sul quale si animano immagini simili a ecografie, come se queste ultime dovessero rimanere oscure e mai mostrarsi al contrario dell'edulcorato mondo da fiaba elettronica contemporaneo, là dove gli oggetti supertecnologici sono non solo bellissimi e seducenti ma anche semplici da utilizzare. La medicina qui è vicina alla stregoneria, alla cialtronaggine della scienza di alcuni secoli passati, antipositivista. Il mondo di Gondry (e Kaufmann) è popolato dal mistero della natura umana, nella sua dimensione primitiva, la più autentica. Fare film è soltanto il tentativo di una scrittura polifonica, non un vezzo autoriale, né un intellettualismo come molti critici somari hanno scritto. © 2004 reVision, Andrea Caramanna |
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