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Il Guerriero Camillo1h 30'Regia: Claudio Bigagli L'attore Claudio Bigagli, indimenticabile interprete de La Bella Vita di Paolo Virzì,
di Bianca di Nanni Moretti e Mediterraneo di Gabriele Salvatores, ha scelto per debuttare nella regia cinematografica
una fiaba poetica e dal sapore antico da lui stesso scritta e interpretata: Il Guerriero Camillo.
E' la storia di un bambinone di quarant'anni, Camillo (Bigagli), con una particolare visione del mondo, una visione in bianco
e nero, popolata di dame, draghi e cavalieri.
Cresciuto tra le amorevoli cure e l'affetto di una coppia di anziani marionettisti, Franco (Carlo Croccolo) e Gina (Valeria
Sabel), in una cittadina della provincia toscana, l'uomo, sempre pettinato liscio liscio ed impettito come fosse anch'egli una
marionetta, trascorre una vita felice nonostante sia chiuso nel silenzio del proprio mondo immaginario.
Quando viene a mancare la signora Gina, però, le cose cambiano...
Franco preoccupato per la sorte del suo figliolone, dapprima cerca, rispettando le ultime volontà della moglie, di condurre
Camillo sulle tracce di un fantomatico albero che un'antica leggenda vuole faccia rinsavire i matti, poi, caduta anche questa
speranza, cerca di spedire il poveretto all'altro mondo, ottenendo però solo di rimanerci secco.
Abbandonato ormai a se stesso, Camillo viene accolto in casa dai migliori amici dei due anziani marionettisti, il paralitico
Arturino (Renato Moretti) e sua moglie Nennele (Bianca Toccafondi). Quest'ultima in un momento di follia tenta di far fuori
il povero Camillo, ma anche lei fallisce nel suo intento finendo ella stessa vittima dei suoi "strumenti di morte".
Spaventato, Camillo fugge inseguito dal Maresciallo (Marco Messeri) e da alcuni abitanti del paese e giunto ad una rupe si
getta di sotto.
Sopravvissuto miracolosamente all'incidente, Camillo si risveglia in ospedale dove, chiuso in un'armatura di gesso, scopre di
avere una voce e che il mondo che lo circonda non è bicolore ma ricco di sfumature.
Mentre fa vita di corsia, Camillo incontra anche una giovane donna dagli occhi azzurri, Maria (Fabrizia Sacchi), anche lei
prigioniera di un'armatura di gesso. Con questa instaura subito un rapporto speciale, ma presto la giovane lascia l'ospedale...
Rimasto da solo, l'uomo cerca di abituarsi alla sua nuova condizione di savio, ma non è così semplice...
Nulla è più come prima, il mondo, la gente, anche la sua casa... tutto sembra essere a lui sconosciuto.
L'unico posto in cui l'uomo si sente protetto è il piccolo teatro delle marionette dove i suoi nonni adottivi lo avevano
cresciuto. Qui ne incontra i fantasmi che gli suggeriscono come utilizzare i fantocci e rimettere in piedi l'attività del
teatrino. Sembra finalmente che l'uomo abbia trovato la sua dimensione ma non è così. Ricorrenti incubi lo portano infatti
sovente ad un mondo lontano cui l'uomo pian piano si convince di appartenere. Camillo inizia quindi a cercare il modo di
ritornare a quei luoghi perduti, alla sua vera famiglia, vagando per i boschi circostanti il paese, ma nulla...
Camillo viene in fine richiamato al mondo reale da una visita inaspettata, una visita che gli farà capire che non serve cercare
altrove la propria identità ma che per trovare il proprio mondo e la felicità basta guardare dentro di sé.
Costruito da Bigagli pensando ai film di Tati, mischiando generi, epoche e costumi diversi, Il Guerriero Camillo, nonostante le buone intenzioni del suo autore-regista, è tuttavia un film non molto riuscito. Dopo una prima parte leggera, con un suo filo logico e poetico, il film sembra infatti smarrire le fila del racconto, dimenticare gli obiettivi prefissati e procedere per inerzia attraverso una serie di frammenti mal montati. Un vero peccato, perché questo moderno "Pinocchio" poteva essere un piccolo gioiello quanto a poesia e grazia. Nonostante i difetti della pellicola, ci preme segnalare la bella performance dell'attore Bigagli, delicata, sottile, mai caricaturale e con nessuna concessione al pietismo, e le atmosfere del film, quelle genuine dei paesi italiani che spesso abbagliati dai luccichii di Hollywood tendiamo a dimenticare, a disconoscere. Un piccolo film, dunque, quello di Bigagli e neanche riuscitissimo, ma con un pregio: rappresentare nella storia, nei personaggi, nei luoghi la nostra cultura, il nostro essere italiani al di là degli stereotipi. © 1999 reVision, Maria Stella Taccone |
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