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Calendar Girls

1h 48'

Regia: Nigel Cole



La donna morbida, burrosa e attempata è l'icona autoironica di un film dall'humour profondamente britannico e dalla furba autoreferenzialità. Gli anni che pesano come mattoni si sciolgono in sorriso per una bizzarra iniziativa concepita a fini benefici, le carni opulente alimentano la celebrazione dei chili di troppo, le rughe si fanno percorsi amorevoli del viso.
Signore rassicuranti e vivaci animano la seconda pellicola di Nigel Cole, cultore della vitalità della "terza giovinezza", di nuovo dietro la macchina da presa dopo il fortunato esordio con L'Erba Di Grace. Umorismo fine, goliardia femminile, ma anche dolore e senso di perdita: una girandola di emozioni, le più varie, che spaziano, come la vita vera, dalla trasgressione all'amarezza, dalla felicità alla disperazione.
Il film si ispira ad una storia vera. Nel 1999, allo scopo di raccogliere fondi per l'ospedale nel quale il marito di una di loro era morto di leucemia, un gruppo di signore del Rylstone & District Women's Institute dello Yorkshire decide di realizzare un originalissimo calendario senza veli... o quasi... le ladies, infatti, si "svestono" di ogni pudore per poi nascondersi "ad arte" dietro i dolci e le composizioni floreali della loro vita quotidiana.

L'idea di trasformare la realtà in finzione era un rischio, dato l'immancabile paragone con un'altra pellicola che aveva fatto dell'arte di arrangiarsi un'arma vincente, portando al successo, con Full Monty, l'espediente disperato di un gruppo di improbabili "spogliarellisti" squattrinati. Il risultato è un po' altalenante e mischia, senza criterio e forse fin troppo artatamente, momenti di dolore a schermaglie da top model, la competizione per la posa migliore ai capricci da diva e alla cottura della marmellata di prugne.
Cinema medio inglese, dunque, arricchito da interpretazioni frizzanti e sopra le righe capaci di far dimenticare qualche eccesso nelle scelte registiche e falle in una sceneggiatura costruita sul soggetto, poco più di un canovaccio, con meccanismo di sopraffina "furbizia" in funzione di un lieto fine in cui i pochi nodi drammatici sviluppati nel corso della narrazione si sciolgono senza lasciar tracce.
Il film è interpretato con brio da uno straordinario cast over 50 in cui spiccano le sofisticate Helen Mirren e Julie Walters, protagoniste di tante pagine memorabili dello spettacolo britannico, qui splendenti di talento comico. La regia di Cole si limita ad azionare i meccanismi più prevedibili ed efficaci della comicità e del divertimento, assecondando le svolte narrative della sceneggiatura e accettando i limiti, pur evidenti, della pellicola che, però, non ne segnano la rovina, rimanendo intatti garbo e delicatezza.

© 2003 reVision, Elisa Schianchi