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Il Caimano1h 52'
Regia: Nanni Moretti Il caimano per definizione è un predatore dalla scorza dura che di notte, nell'oscurità, si muove più liberamente; sempre e comunque
per cacciare, per ingrassare. Nel caso del film di Nanni Moretti è, prima chiaramente poi dichiaratamente, Silvio Berlusconi. A dirla tutta Il caimano è anche il film di
Teresa, la co-protagonista delle vicende, una giovane regista stupita dal fatto che, mentre negli Usa da anni molti realizzano film sul loro presidente (anche con pungenti
riferimenti espliciti a questo o quel presidente), in Italia sembra che nessuno pensi di portare sul grande schermo il popolare imprenditore che si è dato alla politica.
Strano, no? Moretti e la "sua" Teresa hanno pensato quindi di rimediare. Il risultato è un film in entrambi i casi - perché l'epilogo che ammutolisce coincide - inquietante.
La comicità del film parte a razzo ma piano piano, man mano che viene sempre più alla luce la vicenda di Berlusconi, scema fino appunto a questo epilogo capace di aprire a
sviluppi che molti italiani preferirebbero ignorare; sviluppi che non appaiono impossibili. Il Berlusconi morettiano appare tout court come un delinquente fiero della propria
furbizia, un uomo d'affari avido, spietato e abile ad affabulare e manipolare anche grazie al supporto - sottinteso - di loschi poteri. Le risate sono indirettamente proporzionali
alla progressiva occupazione del grande schermo da parte del patron di Mediaset e del Milan: un fatto che richiama la realtà italiana degli ultimi venti anni e che fa tornare
in mente le dichiarazioni pubbliche di Moretti su quei personaggi apparentemente ridicoli - specie per la gente di sinistra - come Emilio Fede, o come, si può dedurre, lo stesso
Berlusconi, ma che non lo hanno mai divertito, anzi soprattutto inquietato.
In una tale messa in scena il regista di Caro Diario trova comunque un equilibrio: non è mai sfacciato come lo è spesso Michael Moore nei suoi attacchi all'amministrazione
Bush, ma nel contempo non è né ipocrita né vile; non risulta poi affatto ossessionato dalla figura che biasima anche perché il film si muove su un territorio più ampio. La
vittoria belusconiana infatti viene da lontano e non riguarda solo la maggioranza parlamentare: c'entra prima con la televisione e poi con la politica, più con tutta la società
che con la parte della popolazione che lo sostiene; e il fatto che il film di Moretti, in fin dei conti pur sempre una finzione, renda inquietante come mai prima la figura del
fondatore di Forza Italia, è un sintomo drammatico che conferma il tutto. Ecco allora che viene messa in scena una realtà di serie B, della stessa categoria, ma dallo stile di
tutt'altro stampo, dei film da qualche anno tanto in voga (risultato soprattutto della martellante programmazione delle reti Mediaset) e che il protagonista de Il Caimano
di Moretti ha realizzato qualche decennio fa; materia su cui Moretti è simpaticamente spietato, procedendo col suo classico stile e così senza perdere l'occasione di tirare in
ballo lo stesso Tarantino. Una realtà di serie B la cui approssimazione e i cui valori dominanti prima spiazzano e in fin dei conti generano crisi. Un film dunque completamente
immerso nel periodo storico che stiamo attraversando, ancorato all'andazzo odierno in cui sono i soggetti (non gli oggetti), per giunta molto simili tra loro, a fare tendenza
per qualche mese per poi tornare nell'anonimato da molti schifato ma a ben vedere potenziale luogo di serenità e pace, quindi in qualche modo di successo reale per chi è capace
di trovare il proprio distacco-equilibrio. Di conseguenza il forte attaccamento a questa realtà può dare al film una grande forza nell'immediato ma a lungo andare può renderlo
anacronistico. Un film comunque utile, specie per gli occhi estranei alla realtà italiana, per il pubblico straniero, magari proprio perché meno afflitti dall'egemonia dei Berlusconi.
Un Moretti cosciente, lucido e con sempre meno voglia di scherzare; ma ci sarà chi gli lancerà una delle "accuse" divenute tali proprio negli ultimi vent'anni: quella di intellettuale.
© 2006 reVision, Luca Gricinella |
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