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Il Ritorno Di Cagliostro1h 43'
Regia: Daniele Ciprì e Franco Maresco Con Il Ritorno Di Cagliostro Ciprì e Maresco confermano la loro posizione di
distanza rispetto al resto del cinema italiano. Cinque anni fa questa autoproclamazione di sé sarebbe stata legittima, oggi il cinema
italiano è invece più che mai vitale, interessante, e soprattutto differenziato (rispetto a ciò che essi credono mostrando le pecore
come segno di pavidità del cinema italiano). Ciprì e Maresco continuano a fare un cinema dell'umanità viscerale, quella che scorreggia,
erutta, vomita, si masturba, ecc. Mostri che coincidono con segni antropologici più che autentici (anche se in via d'estinzione).
Per questo le caricature comiche sono l'espressione più chiara di un'umanità "concreta", lontana dai luccicanti immaginari pubblicitari.
Il cinema di Ciprì e Maresco rifiuta la disinfestazione del corpo, per cui ci troviamo di fronte a immaginari della repulsione, del
cattivo odore, laddove le creature abitanti sopravvivono così come sono, in tutte le loro (e attraverso le) deformità, handicap davvero
insopportabili rispetto alla falsa perfezione del corpo. In qualche modo Ciprì e Maresco decostruiscono i tipi umani, li spogliano
(per questo i nudi, anche se qui sono meno numerosi dei cinico tv) come Lars Von Trier e operano contestualmente una interessante
rielaborazione digressione dei generi. L'horror è in prima linea, perché oltre ad offrirci una mostruosità dei personaggi e delle
storie in fondo ha una dimensione schiettamente politica. In questo caso è esemplare la messa in scena dell'ordine ecclesiastico,
il quale costituisce il polo più fervido attorno al quale sviluppare una critica generale a tutte le istituzioni "civili".
La prima parte del film è più concentrata sulla suggestione di un cinema trash, che è il fallimento patetico e comico di un modello
alto di rappresentazione. Il cinema di serie z diventa così un fatto di partecipazione e citazioni varie. Perfino la seconda parte,
con il nanetto lynchiano, risente di questo frastornato, frastornante detournement di elementi coinvolti probabilmente nel nulla, in
progetti, piani di lavoro, set cinematografici che sono soltanto il risultato di un'assenza totale, dell'organizzazione che non può
esserci laddove il sogno (del cinema) è già tramontato. La fine del cinema è anche la fine di tutte le storie possibili (da
raccontare). Per questo il cinema di Ciprì e Maresco è più che altro una accumulazione coatta, disordinata di idee visive che
rivelano la loro intellettualità al vetriolo (e sempre di opposizione a tutti). Nessun racconto, nessuna trama, ma ancora la
suggestione di un'icona, il corpo di Cagliostro che rappresenta poi il mistero alchemico dei fluidi, i "secreti" dell'organismo, e al
contempo un'icona del (grande) cinema Robert Englund/Erroll Douglas, destinata alla fragorosa e letale caduta (reale e metaforico
declino di tutte le cose).
© 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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