Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Bulworth

1h 48'

Regia: Warren Beatty



Campagna per le primarie 1996. Stato della California. Jay Billington Bulworth (Warren Beatty) è il candidato democratico in corsa per un posto al senato. Ma Jay Bulworth è anche un uomo sull'orlo di una crisi di nervi, diviso tra una vita pubblica di successo e una vita privata ormai a pezzi. In preda allo sconforto, dopo una notte passata a guardare e riguardare al videotape i suoi spot elettorali, Jay prende una drastica decisione. Stipula una polizza miliardaria sulla vita in favore dell'unica figlia, e assolda un killer professionista perché lo uccida. Ormai in preda a ben altri pensieri continua a trascinare la sua campagna elettorale, tra ricevimenti e discorsi ipocriti.
L'illuminazione arriva per l'uomo politico in una chiesa battista nel quartiere nero di Los Angeles. Come i Blues Brothers, illuminati ed ispirati dalla musica blues, il senatore Jay Bulworth trova la sua "luce" nei forsennati ritmi afroamericani della musica rap. E' così che il politico, con tutto il suo bagaglio di ipocrisie e parole politically correct, si trasforma in un alfiere della verità a ritmo di rap. Nasce una nuova strategia politica: raccontare a ritmo di rap, con tanto di oscenità verbali a corredo, la verità che si cela dietro i discorsi dei politici.

E' su questa trovata, a volte comica a volte drammatica, che si basa il film prodotto, scritto, diretto ed interpretato da Warren Beatty. L'intento dichiarato è quello di analizzare l'ipocrisia della nuova politica americano sfruttando appieno il potenziale sovversivo del rap. Un linguaggio musicale di forte impatto e forte denuncia, soprattutto nel suo ruolo di vera rappresentazione ritmata della violenza ed ineguaglianza di cui è ancora oggi vittima la comunità afroamericana. Relegata nei ghetti, ai confini delle grandi metropoli statunitensi, il rap rappresenta per questa comunità quella visibilità che i mezzi di comunicazione si ostinano a negare. L'originalità del film è proprio nel mettere a stretto contatto il linguaggio politico e quello musicale del rap, segnandone in modo deciso la diversità e la loro lontananza. Il mondo dei bianchi incontra/scontra quello dei neri.

La coerenza della denuncia risulta ancora più evidente se inserita in un contesto filmico che di coerenza ne possiede veramente poca. E' un film sgangherato Bulworth senza né capo né coda, una lunga sequenza di immagini che alterna momenti di pura comicità (Warren Beatty mascherato da cantante rap che passeggia per le strade di South Central) a vertiginose discese verso il sentimentalismo da romanzo Harmony (l'improbabile quanto stucchevole storia d'amore tra il senatore Bulworth e la giovane ragazza di colore). Forse la volontà è quella di adattare il discorso filmico ai ritmi della musica, sovrapponendo alle litanie cantate della colonna sonora una serie di immagini che funzionino da cassa di risonanza per la carica di ribellione insita nel genere rap. Prova ne sono i vari discorsi ritmati che Bulworth pronuncia in pubblico e che rappresentano sicuramente i momenti più divertenti e riflessivi dell'intera pellicola. La reazione della lobby ebrea di Hollywood al discorso pronunciato dal senatore è quanto di più divertente si possa immaginare nel contesto di una satira politica.

Il fatto che poi, come nella tradizione americana, la stranezza diventi la regola, la differenza attragga più voti che la normalità è parte integrante delle regole del gioco. Come parte integrante del gioco è anche il finale, volutamente e consapevolmente anti hollywoodiano. Bulworth finisce ucciso come l'ultimo degli alfieri del gangsta rap. Risulta però difficile credere che nel mondo reale Jay Bulworth avrebbe vinto la sua corsa. Solo nella finzione è permesso a Warren Beatty prendersi una bella rivincita sul sistema, in particolare sull'ipocrisia del sistema politico americano.
Terminato il film resta però la denuncia. Repubblicani e Democratici sono rimaste solo semplici etichette svuotate del loro significato. Al di là dei nomi non esiste più nessuna differenza. Al di là dei loro discorsi di circostanza una preoccupante unione di intenti. Un bello scherzo giocato da Beatty, un fervente democratico liberal, al suo amico Bill Clinton. Una situazione politica che sembra riflettere in maniera perfetta quella italiana. La denuncia di Bulworth si muove a ritmo di rap, a quando un film denuncia italiano, magari girato al ritmo della tarantella?

© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci