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Il Buio nell'AnimaThe Brave One - 1h 59'
Regia: Neil Jordan È sempre lo stesso film? La galleria dove si consuma la violenza sembra ancora quella de
La 25° Ora (c’è anche il cane). La radio che scandisce gli eventi è quella di Fa’ la Cosa
Giusta. La New York di agguati notturni e metropolitane è quella di Scorsese, Ferrara e dei telefilm che malamente ne
dissipano l’eredità. Come un microfono ultrasensibile, Il Buio nell’Anima assorbe tutti i cine-echi del passato che
negli ultimi anni si sono acquattati dietro gli stessi vicoli. Jodie Foster (Erica Bain) è ancora la cameriera facile di
Sotto Accusa, che subisce violenza carnale e di fronte alle troppo lievi condanne dei colpevoli si trasforma nell’ennesimo
giustiziere della notte. Ma è anche la prostituta bambina che in Taxi Driver veniva liberata da uno strano e solitario
tassista. Trent’anni non sono passati invano, e oggi Jodie Foster è "diventata" Robert De Niro. Perché non c’è più tempo (vedi
anche In the Cut) di attendere il soccorso del poliziotto buono.
Il Buio nell’Anima è un film "sonoro". Cani, cellulari, registratori, ascensori... Una protagonista che racconta la propria vita quotidiana alla radio (ma Il Re dei Giardini di Marvin è lontano anni luce) e con wendersiana passione registra i rumori anonimi della città. A questa griglia formale (assai raffinata) si contrappone un contenuto palesemente più rozzo che rimanda appunto ad un certo filone anni ‘70 di "cinema della vendetta", con la sue derive anarcoidi e anti-istituzionali. Da sempre attratto dai temi della trasformazione morale-sessuale (In Compagnia dei Lupi, La Moglie del Soldato, Intervista col Vampiro), Neil Jordan si concede un prodotto di alta confezione, efficace nello sviluppo e negli snodi narrativi, ma privo di "fughe", di immagini che evadono dal genere e ne rivelano nuove strade. Tutto molto simile a oggetti e corpi conosciuti. Il Buio nell’Anima ci insegna che abbiamo visto troppi film: il cinema contemporaneo è giunto ad un punto tale che per
rendere "credibile" la ripresa di un omicidio, per farla "vera", si vede costretto a distorcerla, a renderla irreale attraverso
l’obiettivo sgranato di un cellulare, e dunque a commettere violenza una seconda volta. L’assuefazione al male lo rende invisibile.
Erica Bain risorge dal coma (come le spose in nero di Tarantino e Truffaut), e non riconosce più la città in cui è vissuta.
La ragazzina imbottita di droga apre gli occhi e sussurra: "Questa è ancora l’America?" Di tale saturazione collettiva dello
sguardo Jordan è fin troppo cosciente, e lo sottolinea nel suo momento migliore: un giovane testimone viene chiamato dalla
polizia a tracciare l’identikit della vendicatrice, ma invece del volto di Jodie Foster dal computer spunta fuori,,, Jennifer
Aniston. Siamo ancora nello stesso film?
© 2007 reVision, Dante Albanesi |
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