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Buffalo '66

1h 52'



Questa storia ha inizio il 29-12-1966 a Buffalo, NY, giorno in cui viene alla luce Billy Brown, un bambino nato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sua madre Janet (una strepitosa Anjelica Huston), appassionata di football, infatti non gli perdonerà mai di avergli fatto perdere l'unico campionato vinto dalla sua squadra del cuore, i Buffalo. Billy sentirà il peso di questa colpa per anni, solo quando rinuncerà a pretendere dai genitori l'affetto che non sanno dargli e a cercarlo altrove riprenderà le redini della sua vita.
E' lo stesso Billy a raccontarci la sua storia, ripescando nel suo personale album dei ricordi i fatti che ne hanno determinato il corso: l'indifferenza materna, la durezza del padre, la separazione forzata dal suo unico amico, il cagnolino Bingo, le ripetute umiliazioni, i falliti tentativi di riscatto, gli anni di prigione a causa di un'avventata scommessa... Una storia di disagio, dunque, quella scelta dall'attore Vincent Gallo (Fratelli, Palookaville) per il suo primo film da regista, Buffalo '66, storia di un perdente destinato a perdere che trova nell'amore il suo riscatto. Di "incompresi" il cinema ne ha raccontati tanti, ma nessuno ha trattato l'argomento con l'ironia, la passione e la fantasia visiva di Vincent Gallo. Il risultato è un film ora esagerato e surreale, ora estremamente intimo e realistico. Una fiaba che si fonde col dramma. Una pellicola di grande sensibilità ma scevra da sentimentalismi.
Protagonisti di Buffalo '66 sono una formidabile coppia di attori: Christina Ricci, sublime nel suo abitino celeste, e lo stesso regista cui si affiancano due vecchie glorie dello schermo, Anjelica Huston e Ben Gazzara, rispettivamente nei panni della madre e del padre di Billy.
Costato meno di due milioni di dollari e girato in appena venti giorni, Buffalo '66 è un film che racconta il disagio esistenziale con la leggerezza di una fiaba e, pur sdrammatizzandolo attraverso l'ironia, ne coglie alla perfezione il dolore. Se la potenza emotiva di Buffalo '66 nasce probabilmente dai riferimenti autobiografici che Gallo inserisce nel film, le innovative scelte registiche mostrano invece la naturale predisposizione dell'autore alla regia e all'invenzione. Fantasioso il montaggio, appropriata la colonna sonora composta dallo stesso Gallo, perfettamente cadenzato il ritmo narrativo. Insomma Buffalo '66 è davvero un buon film, in cui niente è lasciato al caso, ma che rifugge gli accademismi. Bravo Vincent, aspettiamo la tua seconda prova, convinti che non ci deluderai!




Incontro con Vincent Gallo




Vincent Gallo, affermato pittore, musicista, modello e attore tra i più bravi del cinema indipendente antihollywoodiano (Fratelli, Palookaville, Arizona Dream), ha debuttato nella regia con un film da lui scritto, interpretato e musicato: la commedia agrodolce Buffalo '66. Volto scolpito e sguardo beffardo che fa capolino tra i ricci ribelli, Vincent è un ragazzo intelligente e simpatico, un regista professionale ma fantasioso, un attore di grande espressività... insomma un artista a tutto tondo. La sua lingua al vetriolo non risparmia nessuno né i colleghi passati dietro la macchina da presa (Penn, Turturro, Robbins) che, pur stimando come attori, definisce mediocri registi, perché privi della giusta sensibilità, né gli amici (rimprovera, ad esempio, all'amico Gus Van Sant di essere sceso a compromessi con le major), né i propri familiari, cui scodella tutto il suo rancore di figlio poco amato. E' stato proprio il rancore nei confronti di questi ultimi, covato per anni in silenzio, ad aver ispirato a Vincent la sceneggiatura di Buffalo '66, favola contemporanea in cui l'attore-regista rielabora in maniera catartica le sue sofferenze di bambino.

"Billy Brown è l'uomo che sarei potuto diventare se mi fossi lasciato andare e non avessi reagito", spiega l'attore. E aggiunge: "Provo molta tenerezza per questo personaggio: è al tempo stesso commovente e incredibilmente buffo".

- Layla col suo vestitino celeste e le scarpe argentate da ballerina è la rappresentazione di quale figura femminile della sua vita?
"Layla è la donna dei miei sogni".

- Lo è anche Christina Ricci che ha voluto nei panni della protagonista femminile di questa storia?
"Se l'aveste vista prima del trucco non mi avreste mai fatto questa domanda! Scherzi a parte, adoro Christina, sono un suo fan da quando la vidi recitare in Sirene. Ricordo che ero entrato in quel cinema solo per appartarmi con una ragazza, ma quando vidi la piccola Christina ne rimasi talmente folgorato da dimenticare completamente la ragione per cui ero lì. La mia passione per lei rasenta la follia, pensate che ho visto ben 20 volte quell'orrendo film che è La Famiglia Addams. Trovo che Christina sia un'attrice molto generosa, professionale e bella... E' inoltre l'unica collega, oltre Maryl Streep, con cui sono rimasto in rapporti di amicizia dopo averci lavorato insieme".

- Dobbiamo dunque pensare a lei come a un attore difficile?
"Mah, non so. Una cosa è certa, mi odiano tutti".

- Che tipo di regista è invece?
"Come regista sono spietato, un vero bastardo, pensate che per togliere a Christina il vizio di arrivare tardi, dopo averle fatto compilare una lista delle persone del cast che le stavano più simpatiche, ho minacciato di licenziarne una ad ogni suo ritardo sul set".

- Quali sono i suoi modelli cinematografici?
"Non mi sento influenzato da altri cineasti, pur amando tantissimo il cinema, in particolare quello europeo. Sento invece molto l'influenza della fotografia e dell'arte, soprattutto della pittura".

- Ha parlato di cinema europeo. Chi le piace tra i registi del vecchio Continente?
"Quando ero ragazzo i miei registi preferiti erano Bresson e Fassbinder, ma amavo ed amo moltissimo anche tutto il cinema italiano che va dagli anni '50 a metà dei '70. Il mio mito è in assoluto Pasolini, mentre il mio film preferito è Il Bell'Antonio di Bolognini".

- Il film è piuttosto caustico nei confronti della sua famiglia. Come hanno reagito i suoi genitori?
"Mio padre non ha voluto vedere Buffalo '66. Mia madre è invece venuta con me all'anteprima. Ha pianto molto mentre veniva proiettato il film e più tardi, mentre eravamo a cena con amici, ha ammesso di essere stata una madre orribile. E' stato il giorno più bello della mia vita!".

- A cosa aspira come regista?
"A fare film sempre più radicali. Non voglio essere come quei registi che si dichiarano indipendenti ma in realtà aspettano solo che Hollywood li chiami".

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone



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