Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Brother

Brat - 1h 35'

Regia: Alexei Balabanov



La città dai due nomi, Pietroburgo o Leningrado non ha molta importanza, è una metropoli come tante altre. Il vecchio tedesco, amico di Danila (Sergei Bodrov Jr.), dice che l'energia delle città è grande, talmente potente da risucchiare le energie degli individui, che per questo motivo diventano deboli. Danila, ragazzo dalla faccia pulita, viene dalla provincia, ha lasciato la madre e l'esercito per raggiungere il fratello Viktor a Leningrado. Il fratello maggiore è dedito al business più importante nella Russia di fine ventesimo secolo: fare soldi senza scrupoli, il che vuol dire guadagnare dollari, dato che i vecchi rubli valgono sempre di meno. Le professioni più redditizie sono, come sempre, quelle illegali. Viktor ha rapporti con la mafia, fa il killer, e con cinismo sfrutta l'arrivo di Danila per coinvolgerlo nelle sue malefatte. All'inizio potremmo scommettere sull'innocenza e il candore di questo ragazzone dal volto pallido, tanto più che nell'esercito era un imboscato scritturale chiuso in ufficio. Ed invece ecco la sorpresa: Danila nasconde la sua forza, una gelida calma che gli permette di eseguire con assoluta indifferenza i più efferati delitti in un paese che corre incontrollato verso i simboli del Dollaro. Il film è, infatti, attraversato dalle icone della globalizzazione: oltre la banconota americana, ci sono il lettore di compact disc Sony, il fast food McDonald's, lo stordimento in discoteca e le droghe dell'ultima generazione.
L'unica ossessione di Danila è per il mediocre gruppo musicale Nautilus, che ascolta in continuazione nella sua cuffia, segue estasiato in un affollato concerto, più tardi incontra i componenti della banda, ma non gli rivolge neppure una parola...

Balabanov fonde con eleganza gli elementi in gioco del film: il ritratto delle trasformazioni in corso nella Russia contemporanea, l'atmosfera cara al genere noir, soprattutto nella seconda parte, con vicende di gangster paragonabili sia a James Cagney sia ai "bravi ragazzi" di Scorsese. Si aggiungono penetranti sequenze di desolazione urbana, stralunate da decine di dissolvenze in nero, uno strano tram che taglia le vie bagnate, il percorso tra i vicoli tortuosi di un gremito mercato, gli edifici fatiscenti e le abitazioni esangui in cui pullula un'umanità nella sfida perpetua della sopravvivenza, qui più che altrove legata al dolore e alla sopraffazione ineluttabile degli altri.
Presentato a Cannes '97 nella sezione "Un Certain Regard", Brother ha ricevuto numerosi premi, anche in Italia, per la regia, al festival di Torino. Penalizzata la sua circolazione, grazie all'Istituto Luce che lo distribuisce un film interessante ha infine raggiunto il circuito commerciale.

© 1999 reVision, Andrea Caramanna