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Blackrock

1h 43'



Newcastle, Australia, un'adolescente viene violentata ed uccisa durante una festa al club del surf. Invitato a scrivere un lavoro da rappresentare nelle scuole australiane, Nick Enright, candidato all'Oscar per L'Olio di Lorenzo, realizza The Property of the Clan che diventa ora un film per la regia dell'esordiente Steve Vidler, presentato al Sundance Film Festival del 1997.

Blackrock è una cittadina sulla costa, circondata dalle industrie. I ragazzi qui praticano il surf, ma per il resto sono uguali ai loro coetanei del resto del mondo. Jared (Laurence Breuls) ha diciassette anni, tanti amici spensierati, una ragazza che ama ed una grande passione per la fotografia. Al ritorno di Ricko (Simon Lyndon) dopo un anno di assenza, i ragazzi organizzano una festa memorabile al club del surf. Per Jared Ricko è il fratello maggiore che non ha mai avuto, sempre al suo fianco quando c'è da divertirsi ma anche nei momenti più difficili. Figlio di genitori divorziati, Jared non vede più suo padre da molto tempo ed anche il rapporto con la madre non è dei migliori: gli amici per lui rappresentano tutto, sono la sua vita. E quando si trova ad assistere, non visto, ad un brutale stupro resta impietrito, non reagisce in alcun modo. Cosa fare del resto? Quelli sono i suoi amici, avevano bevuto e volevano divertirsi: si tratta di una bravata, in fondo, niente di più. Il giorno dopo, però, viene a scoprire che è stato ritrovato il corpo della ragazza, uccisa dopo le violenze subite, e nulla sembra più apparire come prima: deve restare fedele ai suoi amici fino in fondo o piuttosto rivelare quanto sa affinchè venga scoperta la verità?

E' la morale del branco ad essere al centro di Blackrock, giovani senza valori, fedeli solo ai propri principi, che sono poi quelli del gruppo, figli di una società che non ha più saputo nè voluto educarli, che li ha abbandonati a sè stessi e ad ogni tipo di influenza negativa proveniente dall'esterno. Ma le famiglie, in effetti, ci appaiono molto più vicine ai loro ragazzi di quanto si vorrebbe sostenere, disposte ad un dialogo che sembrerebbe impossibile. Sono loro, i giovani ribelli degli anni novanta, a non accettare alcun confronto, a chiudersi nel loro piccolo mondo al di fuori della realtà, come se il domani non dovesse mai arrivare. Certo, Steve Vidler ci presenta una realtà dominata dalla presenza soffocante dei mass-media, ma evita deliberatamente un'attenta analisi dei comportamenti giovanili, preferendo soffermarsi su tormenti interiori esteriorizzati al ritmo di ballate rock a tutto schermo, e quando Cramberries e compagnia bella prendono il sopravvento sulle immagini non è certo un buon segno. E se i Kids americani ci sono apparsi ancor più senza speranze dei loro coetanei d'Australia, non sembra questo un valido motivo per apprezzare un prodotto confezionato in formato video clip, con tanto di abuso di filtri colorati, surf ed indignazione a buon mercato.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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