Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



La Bomba

1h 35'

Regia: Giulio Base



Vincitore della prima edizione del festival LAIFA (Los Angeles Italian Film Awards) questo film del regista Giulio Base vorrebbe possedere tutti i requisiti della commedia comica esplosiva. Nel suo precedente titolo, Lovest, il torinese Base aveva rivelato il piacere del sogno americano, descrivendo l’avventuroso road movie coast to coast di due italiani, dove passaggi banali si alternavano a momenti realmente divertenti. Questa volta la comicità non vola da nessuna parte.
Incentrato sulla parodia della mafia, quella ritratta da Il Padrino di Francis Ford Coppola, il film ripercorre una serie di triti stereotipi: il vecchio boss rimbambito, in piena decadenza, ma abbastanza sveglio quando si tratta di omosessuali e giovani nipoti ancora immacolate in pericolo di essere violate. Il matrimonio riparatore, l’ostentazione cafona del pasto nuziale. Gli scontri tra la mafia cinese egemone e la mafia italiana in crisi di identità. Il quartiere Little Italy ridotto a luogo di folklore, affollata strada di passaggio per i festini dedicati ai santi patroni, da San Gennaro a Santa Rosalia. E poi naturalmente il sogno americano condito dalle immagini dei soliti grattacieli, il lusso degli alberghi più prestigiosi di Manhattan, ovviamente il mitico Plaza hotel e le montagne di dollari.

La New Italian Family, composta da quattro balordi, per gioco e per fortuna, conquista la Grande Mela, basta essere bravi attori ed aver frequentato un poco il leggendario Actor’s Studio, la cui direttrice Shelley Winters non può che simpatizzare coi soliti fantasiosi ed imprevedibili italiani, che, noblesse oblige, sono bravissimi a fare la parte dei mafiosi. Al terzetto di principali protagonisti non manca la verve, Alessandro Gassman in testa, Rocco Papaleo ed Enrico Brignano (il Giacinto della nota serie Tv "Un Medico In Famiglia" ed attore e regista del film che uscirà nel 2000, Meglio Lasciar Perdere) non sfigurano, anche se lo script dello stesso Base e di Filippo Ascione (La Stazione, Il Viaggio Della Sposa) non li aiuta. I tre si dividono la procace falsa argentina Daisy (Lola Pagnani), in un ruolo volgare, adatto all’immaginario della peggiore fiction televisiva. Giulio Base pensa a cucire le varie gag e scenette con il montaggio nervoso di Nicola Barnaba (Lovest), tra inquadrature che saltano specialmente nella parte iniziale. Lo scopo è chiaro, non addormentare (come in televisione) lo spettatore ed aggiungere ancora più polvere da sparo alla "bomba". Ma intanto la penuria totale di profondità nello sguardo rende superficiali le sequenze. Lo spazio cinematografico si riduce sempre più, le linee di forza della messa in scena dipendono unicamente dalla vivacità degli attori, che ce la mettono tutta, tra parossistica agitazione e battute prevedibili, per rendere scoppiettante il film, ma non succede nulla.

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci