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Bossa Nova1h 35'
Regia: Bruno Barreto "Bossa nova" e "nouvelle vague" significano la stessa cosa: nuova tendenza. Nella didascalia iniziale del film Bruno Barreto rende omaggio
a due figure imprescindibili in campo musicale e cinematografico, rispettivamente Antonio Carlos Jobim e François Truffaut. Ma cosa lega profondamente il musicista brasiliano
al regista francese? La visione romantica della vita, il movimento leggero che avvolge ogni gesto quotidiano, il mistero dell'amore e del caso che si diverte a tessere gli eventi
di ciascuna esistenza. In una visione collettiva questi intrecci amorosi sono l'espressione sorridente della pulsione affettiva, che va vissuta con gioia, fantasia, e fede nella magia.
L'atmosfera migliore non poteva che essere il paese del sincretismo, del melting pot, e la coesistenza pacifica delle razze. Ma Bossa Nova, descrivendo i sentieri amorosi di
una dozzina di personaggi, è il presupposto per attraversare con sguardo nostalgico Rio De Janeiro, la bellissima spiaggia di Copacabana, e la vista dell'oceano al tramonto,
per il regista brasiliano che vive ormai da dieci anni in America.
Il confronto con gli Stati Uniti si limita ad alcuni illuminanti dettagli: l'arrivo del newyorchese Gary, che si è fidanzato con Nadina, attraverso Internet. In un dialogo si fa riferimento alla pignoleria e precisione americani, mentre una macchinetta del caffè è il segno che i tempi in Brasile sono cambiati e i cellulari continuamente usati dai personaggi ne sono anch'essi una chiara testimonianza. Bossa Nova, entro la dimensione romantica, tende verso "la libera espressione della creatività soggettiva
con l'adozione di forme aperte, frammentarie, aforistiche, liriche" (vedi Dizionario di filosofia Garzanti alla voce "romanticismo"). Questo generoso atteggiamento comporta anche
una sorta di sperimentalismo. È il caso di Tania che ha lasciato il marito Pedro Paulo per il cinese o giapponese Wan-Kim-Lau, insegnante di tai-chi, e il nuovo menage passa
attraverso una serie di prove rappresentate con grande ironia: "abbiamo mai fatto il numero due?" o il neo amante che invita Tania a mangiare più lentamente, perché
la velocità fa male alla salute o che sorseggia rumorosamente una minestra secondo il costume orientale. Come dire che l'interazione tra culture implica giocoforza un processo
di graduale accettazione e tolleranza. La languida rievocazione delle immagini di Rio, una Rio degli anni Settanta più che dei nostri giorni, dà qualche volta la sensazione
di un cartellone pubblicitario per agenzie turistiche, ma si deve pur ammettere che il paesaggio raffigurato è una componente essenziale così come le musiche di Jobim e
il richiamo di una canzone molto amata da Truffaut: "Que reste-t'il de nos amours" di Charles Trenet, che è legata all'evoluzione in campo amoroso del personaggio fondamentale
della filmografia del regista francese vale a dire Antoine Doinel/Jean Pierre Leaud. È l'omaggio melanconico in cui il fratello di Pedro Paulo, Roberto, peraltro molto somigliante
a Leaud, tenta di conquistare Sharon facendole ascoltare la vecchia canzone, ma vanamente, giacché la ragazza è proiettata verso l'idolo delle folle, il volgare campione
di calcio Acacio.
© 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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