![]() |
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
||
![]() |
Blow2h 04'
Regia: Ted Demme La cine-biografia di George Jung, noto negli USA per essere stato l'uomo di fiducia del cartello colombiano del narcotraffico, è girata
dal regista Ted Demme a partire da un modello estetico importante, Martin Scorsese; ciò avviene nell'ottica dell'imitazione, che di per sé, accettando la dialettica fra
originalità e convenzione alla base del cinema come "sistema", non è cosa riprovevole. Se errore c'è, pertanto - e a nostro parere c'è, essendo Blow un film indubbiamente
malriuscito - è nel fatto che tale imitazione sia messa in atto al di fuori della dialettica sopra citata.La partecipazione di Johnny Depp in veste di protagonista richiama alla mente un film altrettanto sbagliato nella rappresentazione dell'ambiente della delinquenza organizzata, Donnie Brasco; la distanza che intercorre fra il film di Newell e Carlito's Way è la stessa che si misura da Blow a Goodfellas di Scorsese: con Donnie Brasco fermo su temi depalmiani e carente di depalmiane forme, e Blow invece fatalmente attratto dalla costruzione temporale di uno dei film più interessanti e problematici degli ultimi vent'anni. A proposito di Goodfellas, Flavio De Bernardinis coniò la definizione di cinema-radio, che qui riprendiamo per illustrare il rapporto derivativo fra i testi; la mezz'ora costituita da "...rapide esemplificazioni del narrato, qualche spezzone di dialogo, musica e improvvisi frames-stop su situazioni e personaggi..." (F. De Bernardinis, "Segnocinema" n. 46, 1990) si ripropone nella prima parte di Blow, la cui struttura narrativa (lungo flashback del protagonista che interviene in qualità di voce narrante) affastella episodi a ritmo di rock'n'roll e stilemi d'epoca (lo zoom). La strategia è operante fin dai titoli di testa: il brano della colonna musicale che accompagna la sequenza documentaristica avente per oggetto il ciclo produttivo della cocaina, è "Can't you hear me knockin'" dei Rolling Stones, segno-Scorsese in senso stretto (la stessa canzone è utilizzata in Casino) e in senso lato (a cominciare da Mean Streets, dove Scorsese usò "Jumpin' Jack Flash", gli Stones sono sempre stati parte integrante del mondo che al regista interessa raccontare). Nel rendere conto della scalata di George Jung ai vertici del narcotraffico, Demme si serve
delle retoriche ravvisate in Goodfellas: l'arrivo dei ragazzi nella California degli anni Sessanta si svolge per rapido accumulo di episodi, tenuti insieme dal libero
fluire della musica pop e della voce over, coi tempi e i luoghi evidenziati dalle didascalie. La ricostruzione d'ambiente è stucchevole, i personaggi restano indeterminati
(e le parole del narratore, come nel caso di "ci amavamo, è stata la donna della mia vita", descrivono il nulla) e il più anodino è il protagonista. E' sul terreno della
direzione degli attori che il regista di Blow abdica alle proprie ambizioni; non c'è performance che sia dosata, incanalata, asservita al racconto, né un montaggio
piuttosto sciatto riesce a fare pulizia dei troppi vizi di overacting (Depp negli ultimi tempi pare pericolosamente indifferente ai ruoli che interpreta; Penelope Cruz è
semplicemente imbarazzante). Manca, oltretutto, l'adesione autentica a quel che si mette in scena, l'incapacità di pensare storicamente per immagini; il film si svolge in
un certo contesto (quello degli spacciatori di grosso calibro nell'America degli anni Settanta e Ottanta) ma non è il contesto, non vi aderisce nella misura in cui avvertiamo
che potrebbe svolgersi in altro ambiente (per es. show business), sempre senza toccarlo, indifferente tanto alla comprensione del passato quanto alla lettura del presente;
a Demme interessa il lato melodrammatico del rapporto padre/figlio, col genitore (guarda un po') interpretato dal Ray Liotta di Goodfellas, qui nei panni di un onest'uomo
pieno d'amore e comprensione, tiranneggiato da una moglie insulsa e fedifraga. Quando inclina alla psicanalisi da barbiere, il film riesce irritante; quando pesca dalla cronaca
e dalla storia, allora tende al grottesco, al comico involontario, come nella scena in cui appare il re della coca Pablo Escobar. Ma Blow, in fondo, è già franato nell'ovvio
quando Demme abbandona il ritmo serrato dell'avvio, e d'altra parte chi può permettersi oggi, a Hollywood, di battere il tempo come Scorsese in Casino, in spregio alle
esigenze del cinema commerciale?
© 2001 reVision, Luca Bandirali
|
|
|
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
|||