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Biutiful Cauntri

1h 23'

Regia: Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Peppe Ruggiero



Anche l’Italia ha le sue zone di frontiera, terre di nessuno nelle quali i vetusti apparati dello Stato svelano i lati più inquietanti di una "incivilizzazione" ormai in atto. Le immagini delle twilight zones in Campania, invase dai detriti urbani ed industriali da tempo non più degradabili, hanno fatto il giro del mondo come segni, mediaticamente spendibili, di Apocalisse incipiente.
Non è un Paese per vecchi e nemmeno per giovani, quella terra da Stalker dove sembrano concentrarsi i vizi disastrosamente endemici della cattiva amministrazione persistente con il suo cotè di corruzione, clientelismo, protervia camorristica. Sono sotto i nostri occhi le montagne d’immondizia prodotte dall’impressionante degrado prima politico e poi sociale e culturale in una frontiera dell’Italietta scoppiata dove Cristo si è fermato mentre gli uomini, le donne e i bambini convivono con la puzza, le malattie e i tumori provocati da gigantesche fogne a cielo aperto.
A rigirare il coltello su una ferita ormai difficilmente rimarginabile, laggiù in Campania (e quando prossimamente qui?), ci hanno pensato Esmeralda Calabria, abilissima montatrice del nostro cinema, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero con il loro, clamoroso ed encomiabile docufilm che ha ricevuto una menzione speciale all’ultima edizione del Festival di Torino. Biùtiful Cauntri (con il suo titolo sarcasticamente allusivo rispetto all’immagine da esportazione turistica dei panorami bucolici ed assolati che furono) è qualcosa di più che un puro e semplice reportage sullo scandalo recente dei rifiuti non più trasferibili: è un accorato viaggio nel dolore di una terra e dei suoi abitanti, costretti a condizioni di vita indecenti, preda di un male all’apparenza irrimediabile, di un dolore atavico che ha assunto le inquietanti e persecutorie forme di una nuova questione meridionale però ramificata in tutto lo Stivale e ben oltre, sull’orizzonte marcescente della globalizzazione in atto.
Navigare con la macchina da presa lungo i sentieri dell’immondizia che travolge il quotidiano di Acerra, Qualiano, Giugliano e Villaricca, provincie soggiogate da amministrazioni o impotenti o in combutta con la criminalità organizzata, annichilite dai raggiri dei mercanti di rifiuti che se ne fregano delle regole comunitarie oppure le sfruttano a proprio vantaggio, lucrando senza pudore con la complicità d’imprenditori del Nord mai abbastanza parvenu e di ambigui politici del Sud (le cui intercettazioni via telefonino svelano una degradante, incivile filosofia).
Assistiamo così ad una calata nei gironi danteschi di un Inferno marcescente ed irrespirabile dove l’invivibilità ha superato abbondantemente i livelli di guardia, dove le terre si gonfiano, in superficie e in profondità, di rifiuti, qualche volta persino ad una decina di metri da un campo di fragole (le stesse che dal mercato ortofrutticolo finiscono nei negozi e poi sulle nostre tavole!).

Se fosse ancora tra noi, chissà cosa scriverebbe Pasolini di questa "diabolica mimesis", dell’incubo ad occhi aperti di tale Natura infestata da scorie putrescenti, coi suoi contadini che si arrabattano a coltivare usando i residui di acqua potabile delle proprie abitazioni, la povera Italia omologata ed avvilita di terre non più bonificate in nome dell’Impero o del Boom economico ma invece depredate in nome del profitto presente alla faccia dei rimpianti bucolici dei poeti e dei cittadini perbene.
In un ambiente come questo, privo di qualsiasi ecologico equilibrio, non si può che essere sudditi poiché ogni ragionevole reazione (con manifestazioni di blocchi stradali, proteste, cartelli contro lo Stato e le amministrazioni ladrone ed incompetenti, persino tentativi di darsi fuoco come disperati qualsiasi) sortiscono il manzoniano effetto del "troncare e sopire" (senza provocare alcuna dimissione da poltrone eccellenti).
Biùtiful Cauntri ci mostra senza remore l’esistenza di un contesto putrescente focalizzando i particolari dell’allucinante condizione di un microcosmo umiliato ed offeso: gente comune che ha perso la voglia di reagire allo sfacelo e persino di vivere, paesaggi ridisegnati dai cumuli di rifiuti accumulatisi negli anni mentre l’aria è fatta pesante da effluvi cancerogeni di diossina che circolano incontrastati, mentre pecore e agnelli muoiono d’inediti e letali morbi, mentre bambini giocano nel fango inquinato e la disperazione social–ambientale cresce alla pari dell’insipienza colpevole di chi queste terre le ha governate male, illudendosi di tirare a campare col gioco degli scaricabarile e del cerchiobottismo, offendendo la dignità della coscienza collettiva di un intero Paese.

In questo piccolo mondo catastroficamente soggiogato, le cifre stesse denunciano il ridicolo dei rimedi annunciati e mai attuati, sui quali s’interrogano gli abitanti avviliti con il loro rimanente buon senso che non ha fatto i conti coi machiavellismi corruttibili degli strateghi dello sfascio. Descrivendo la presente desolazione dei sacrificati campani (uomini, bestie e colture), questo docufilm prova a disegnare il diagramma delle responsabilità colpevoli quanto impunite: si parte dalla legge dell’11 febbraio 1994 che decretò lo stato di emergenza sotto l’egida di un commissario governativo nominato per dieci mesi. Ebbene, dopo 14 interminabili anni la situazione nel frattempo deterioratasi, ha raggiunto livelli intollerabili, commissariamento dopo commissariamento. Così come il "capo" del terreno di 10 mila quadri, affittato per lo stoccaggio di sostanza tossiche alla ridicola cifra di 15 milioni di vecchie lire, ha portato, nel comune di Acerra, all'arresto tardivo dei suoi proprietari ma non all’interdizione di coloro che concessero, a suo tempo, i compiacenti permessi e le pelose autorizzazioni. I "casi" come questo, in quel territorio, ormai non si contano: qualcuno prova a denunciarli, come Raffaele Del Giudice, presidente del circolo Legambiente Napoli Nord, inquadrato mentre in automobile ci mostra, lui stesso costernato (come in un film di Kiarostami), le conseguenze d’inettitudini e clientelismi lungo il sentiero delle nuove, potenziali Chernobyl di casa nostra. E’ il sacco della Napoli post–industriale ad opera del cinismo dei politici e della criminalità dei camorristi, i signori dell’immondizia dorata (naturalmente, dorata solo per loro che hanno guadagnato denaro e potere).
Con stile nervoso da pamphlettisti d’assalto, gli autori di Biùtiful Cauntri hanno il merito di non indugiare in nessuna retorica pseudonarrativa, di sottolineare criticamente e senza spirito di parte l’esistenza di una tragedia italica che ci riguarda tutti. Guardandolo, possiamo anche non limitarci a sviluppare una speciale, dovuta empatia nei confronti della popolazione di quel territorio svilito e depredato: possiamo anche far montare indignazione e consapevolezza nuove, la prova che ci troviamo ad abitare un Paese speciale e speciale non perché sia la patria della pizza e del mandolino ma perché è l’unico posto al mondo nel quale una proposta di legge per inserire i reati ambientali nel codice penale, una volta presentata in Parlamento, vi ha giaciuto per anni. Speciale perché nessuno di coloro che nel frattempo ci hanno governato ha ancora oggi maturato il sospetto che ormai sia troppo tardi per rimediare a questo comune, ecologico disastro.

© 2008 reVision, Francesco Puma