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L'Uomo BicentenarioBicentennial Man - 2h 10'
Regia: Chris Columbus L'uomo bicentenario, racconto scritto da Isaac Asimov nel 1976, per festeggiare il bicentenario degli Stati Uniti d'America, ha il suo punto di forza nel contenuto romantico, la visione del tempo da un punto di vista insolito, e l'umiltà offerta dal protagonista di consegnarsi alla morte, atteggiamento davvero impopolare in tempi di facili entusiasmi per la chimera dell'allungamento della vita grazie ai progressi scientifici. Il viaggio di NDR-114/Andrew (Robin Williams), da classico robot di latta, da fantascienza di tutti i tempi, ad organismo di carne è un percorso faticoso di crescita spirituale. La conquista umana di Andrew non è soltanto l'obiettivo di parità da dimostrare al consesso internazionale con i centimetri di carne e gli organi trapiantati, ma la sistemazione definitiva in una dimensione temporale. Andrew sceglie di invecchiare, di morire. Come Ulisse che rifiuta l'immortalità perché è nel limite che i fondamentali valori umani hanno un senso. Questo il tema principale del film che Chris Columbus, regista di opere forse trascurate (Mamma ho perso l'aereo, Nine Months - Imprevisti d'amore, Mrs. Doubtfire e il recente Nemicheamiche) ma non prive di verve e ritmo, gira con assoluta padronanza stilistica, senza la minima esibizione del suo sguardo, badando al perfetto fluire della storia, che peraltro è piuttosto lunga, giacché supera i centoventi minuti. Eppure seguiamo con assoluta naturalezza le vicende del robot NDR-114, dal suo ingresso in casa Martin, dove il signore (Sam Neill) e la figlia Amanda, piccola Miss, sono subito sensibili alle sue doti artistiche ed emotive. E poi i suoi tentativi di conquistare l'autonomia, la libertà ed infine il diritto di esser considerato a tutti gli effetti un uomo, dopo varie operazioni e trapianti di successo che gli regaleranno perfino la virilità. Se la storia appare abbastanza prevedibile e banale è l'atmosfera del film a regalarci emozioni continue. Il distacco tra il mondo che conosciamo e quello che vediamo sullo schermo, il mondo che cambia inesorabilmente sotto i nostri occhi attraverso lo sguardo di Andrew. Anche noi viaggiamo così per duecento anni, da quel vicinissimo 2005 fino al 2205. È un'esperienza terribile ed affascinante perché vediamo immediatamente gli effetti del tempo che si affermano solo negli altri. Al di fuori di tali barriere il principale effetto è quello del disorientamento, anche per un robot: Andrew rimane allibito di fronte all'incredibile somiglianza della nipote di piccola Miss, Porzia, della quale si innamorerà perdutamente.Non c'è da chiedere altro a questo film, giacché i suoi limiti di semplice resoconto fantascientifico-filosofico non disturbano più di tanto. L'eccessivo schematismo della sceneggiatura, ravvivato da frequenti quanto azzeccate gag, è supportato dallo sfondo, la scenografia ricca di effetti speciali, che rende le ambientazioni eteree, gelide ed inquietanti. © 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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