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Le Bianche Tracce Della Vita

The Claim - 2h

Regia: Michael Winterbottom



La potenza espressiva della fatica di vivere in un romanzo scritto nel diciannovesimo secolo probabilmente è superiore a qualsiasi racconto della contemporaneità. Il romanzo di Thomas Hardy, "Il sindaco di Casterbridge", è un'ottima testimonianza di un recupero del sentimento vivido della vita, della precarietà dell'esistenza in cui sopravvivere è la sfida più grande e dove la salute è affidata ai rimedi circensi della medicina galvanica. In questo caso l'avventura dei cercatori d'oro nel secolo scorso in America è una storia tutta a stelle e strisce perché tende inevitabilmente a gonfiare la retorica mitologica dei padri fondatori del paese e della patria. I pionieri hanno costruito praticamente con le loro mani intere città nelle quali sono diventati in alcuni casi, come quello descritto nel film, dei veri e propri sovrani che gestiscono tutti gli aspetti della città e naturalmente controllano ogni istituzione. Il tema della conquista dei territori vela certamente i soprusi, le violenze compiute da questi uomini nei confronti della natura selvaggia, degli animali e di intere popolazioni indigene come gli indiani in nome della civiltà che avanza con i suoi segni più seducenti come i nuovi percorsi delle ferrovie. Il sangue ha forse macchiato più volte l'immacolato biancore della neve.

Il film descrive con cura di dettagli i rapporti di potere tra uomini e donne che rendono del tutto accettabile l'istituzione dei bordelli, che appaiono gradevoli e gioiosi come l'atmosfera alcolica e musicale del saloon; anche l'amministrazione della giustizia adotta come pena le frustate pubbliche che sono in questo caso un rimedio caritatevole in tempi di esecuzioni capitali facili e frequenti.
Winterbottom ha spostato la narrazione di Hardy dall'Inghilterra all'America del Nord. I motivi certamente possono esser tanti e non vogliamo qui pensare maliziosamente a un riguardo nei confronti del mercato statunitense. Fatto sta comunque che sia la regia che la direzione degli attori appaiono leziosi e noiosamente accademici come molti "prodotti" d'oltreoceano, come se i sentimenti rappresentati non trovassero mai quella luce originaria, interiore, che improvvisamente risplende anche se proveniente da epoche molto lontane.

© 2001 reVision, Andrea Caramanna



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