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Appuntamento A BellevilleLes Triplettes De Belleville - 1h 20'
Regia: Sylvain Chomet La fantasia dell'animazione digitale 2D, 3D non consiste certo nell'immaginare elementi puri,
né rigenerare i resti delle favole per una perpetuazione (imitazione) impossibile. Le nuove (costose, 9 milioni di euro) risorse
tecnologiche provano senz'altro l'intelligenza francese, laddove ai pupazzi (da Luna Park) dello Spielberg giurassico (e non solo) si
oppongono i segni profondi, rugosi, eccessivi, surreali di Belleville. Non casuale che la città megalopoli sia una New York,
osservata nel suo ostentato putridume: sotto i ponti o tra i marciapiedi occupati da obesi, laddove la Statua della Libertà,
grassoccia, mostra l'unica libertà "americana", quella di vendere e mangiare hamburger. Cosa c'è da aspettarsi
da questo cupo ritratto di una società, i cui uomini neri si dedicano a tutti i loschi commerci, compreso quello di rapire
presso altri risorse da impiegare per lo sport nazionale: fare soldi (in tutti i modi)?Appuntamento a Belleville è un cartone che pensa, elabora la sua critica, attraverso la storia della nostalgia. Il sentimento perduto di un ambiente: le abitazioni periferiche sommerse dal cemento urbano e dalle connessioni metalliche, le rotaie delle infinite ferrovie, dove passano sempre più veloci treni volgari che accompagnano un'umanità stordita e distratta. La bicicletta, prima che lo sport amato, rappresenta il baluardo contro l'invasione della produzione industriale di macchine: oltre ai treni, le assurde navi che manifestano tutto il disagio di una verticalità smisurata e perversa contro la fatica semplice e "immortale" del pedale. Come quella delle strade in forte pendenza, dove l'opposizione tra forze antiche e nuove diventa solo il bilancio metaforico di una lotta "impari" eppure necessaria. Appuntamento a Belleville, come le animazioni giapponesi di Rin Taro (Metropolis) e Hayao Miyazaki (La Città Incantata) ricchissime di intime riflessioni sullo sviluppo spirituale della civiltà novecentesca. La storia vera invece restituisce, attraverso la nostalgia, il tempo del trio canoro, la danza di Fred Astaire, la musica di Django Reinahrdt,
il silenzio che parla (sempre) di Jacques Tati, dei cui film, vediamo la locandina di Le Vacanze di Monsieur Hulot ed un brano
televisivo di Giorno di Festa. Il riferimento a Tati naturalmente è molto più ampio, perché riguarda quasi
tutta la messa in scena che utilizza due espedienti in forma estrema. Il già citato silenzio, dunque la sostanziale assenza di
dialoghi e la fortissima presenza dei rumori, di suoni, che risultano espressivi più di qualunque parola. E dall'altra parte le
fisionomie, spinte fino alla dimensione caricaturale, laddove tali segni eccessivi formano i tipi, nel modo più poetico e fantasioso
possibile, come la muscolatura di Champion che comunica nelle sue disuguaglianze i logorii del ciclista, o le triplettes che si cibano di
rane, o la tenacia di Madame Souza tutta scritta nel piccolo corpo zoppicante.Appuntamento a Belleville celebra tutte le differenze possibili tra nazionalità - Madame Souza è portoghese - e tutte le riunioni possibili, felici, tra differenze. La guerra contro quelle nere, scure, maschere quadrate ed omogenee indica la rottura della linea armonica, lo spezzarsi di un falso incantesimo. Di fronte alla concretezza di una forma del "reale" goffa, obesa, storpia, orripilante, ma così irresistibilmente autentica. © 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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