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In The Bedroom2h 13'
Regia: Todd Field Nella stanza del figlio, dopo la sua morte, è possibile avvicinarsi in modo
penetrante, doloroso, alla percezione della definitiva assenza di un corpo.
Decisivo, come nel film di Nanni Moretti, il procedimento narrativo
che porterà all’assimilazione repentina di questa mancanza. Il lutto è
perdita di ogni riferimento, è rielaborazione del sé.
I genitori di questi figli sottratti alla vita così rivedono la propria
immagine in rapporto al nuovo contesto mutato e la
confrontano al passato che non tornerà più. Se è vero che il film
dell’esordiente regista Todd Field procede poi in un’altra direzione,
analizzando in particolare il tema della giustizia e delle leggi che la
regolamentano, il senso della colpa e della condanna
dell’omicida, questa via vale come variante del film, non influisce sul
giudizio assoluto, poiché la realizzazione della vendetta è annullata dallo sguardo
conclusivo nel vuoto da parte di Matt, padre dell’assassinato Frank.
Espressione vacua corrispondente alla gratuità del gesto di vendetta, ennesimo
omicidio. I sentimenti di rivalsa, in effetti, si rifanno al desiderio di risarcimento
e consolazione, ma certamente non possono ridare la vita al figlio ucciso.
La bellezza del film consiste in questo gioco dello sguardo e dell’immagine che si sporca con l’ideologia, o meramente con la volgarità del sentire comune. E in questo totale coinvolgimento tutte le direzioni sono possibili anche quelle che possono piacere di meno. Se volessimo appiccicare l’ideologia al racconto, potremmo dire che la prima parte è favorevole ad ogni tipo di libertà, la seconda la rinnega. In questa contrapposizione va senz’altro letto il film, poiché i due momenti sono estremi e pure condivisibili prescindendo dalle teoriche buone etiche e morali. La prima parte sonda la libertà nel rapporto tra genitori e figli. Sebbene tra
i due genitori ci sia una chiara differenza, Ruth (Sissy Spacek) appare più
rigida e severa di Matt (Tom Wilkinson), entrambi non interferiscono
più di tanto sulla particolare relazione del figlio Frank (Nick Stahl) con
Natalie (Marisa Tomei), le discussioni non mancano, ma lo scambio è molto
aperto e ciascuno dice ciò che pensa: Frank conferma che si tratta di una breve
relazione, Matt è fiducioso e compiaciuto per l’avvenenza della ragazza, Ruth è
invece preoccupata per i legami della donna piuttosto controversi con l’ex
marito e per il coinvolgimento dei bambini. I dialoghi comunicano la serenità,
il buon senso, la comprensione e la benevolenza verso tutti i sentimenti,
confidano nella soluzione pacifica dei dissidi, non c’è ipocrisia,
i personaggi rivelano sinceramente le loro passioni. È la medesima
schiettezza che ci porta verso l’altro estremo, la brama di vendetta, e questi impulsi
non sono meno plausibili e spontanei dei precedenti anche se accompagnati da
più frequenti silenzi. Così In The Bedroom esprime una vera e propria teoria della trasformazione incessante
dei comportamenti e dei tormenti in relazione stretta agli eventi.
Come se si potesse inferire l’impotenza sostanziale a identificarsi
in una reazione o nell’altra. Il racconto potrebbe essere rovesciato ed
altri ancora sarebbero i sentimenti conseguenza delle differenti situazioni.
Prescindendo da questa analisi narratologica il film mostra un’autentica dimensione di stile nell’uso della mdp e di altre componenti sceniche. Gli ambienti, innanzitutto, laddove il paesaggio ha una parte prevalente nella qualità espressiva del film, dalla rappresentazione del piccolo centro del Maine, in un’atmosfera costantemente plumbea, fino alla pioggia torrenziale nell’oscurità dei boschi. E anche i suoni e le musiche (quelle folk dell’Europa Orientale) sono utilizzate con molta intelligenza giocando sull’ambiguità tra appartenenza diegetica e semplice commento sonoro. Ben più importante è la scelta dei tempi, ossia il montaggio, che riesce benissimo a focalizzare sia le figure del cutting che quelle dell’editing. Qualche sequenza ci mostra solo un istante ignoto della scena, dove non avviene niente, piccoli frammenti di senso o di pura deriva delle immagini. © 2002 reVision, Andrea Caramanna |
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